La morte di Paolo Cirino Pomicino riaccende i riflettori sulla Democrazia Cristiana e sul suo ruolo cruciale nella storia italiana. Giorgio Merlo, intervenendo sul tema, contesta la rappresentazione tradizionalmente negativa che la sinistra ha costruito intorno al principale partito di governo della Repubblica, dalla fine della Seconda guerra mondiale fino al 1994.
Secondo Merlo, la narrazione consolidata nei decenni - quella che descrive la DC come un'entità corrotta, interessata unicamente alla conservazione del potere e ideologicamente immorale - costituirebbe una distorsione deliberata dei fatti. Lo storico e politologo sostiene che gli ambienti di sinistra, così come buona parte dell'establishment mediatico e della cosiddetta società civile, avrebbero veicolato questa lettura parziale e faziosamente tendenziale per ragioni essenzialmente ideologiche e di conflitto politico.
Merlo riconosce la necessità di una valutazione storiografica più equilibrata della lunga stagione democristiana. Pur dichiarandosi immune da tentazioni nostalgiche o celebrativi acritici, sostiene che la DC abbia effettivamente incarnato un progetto politico strutturato e plurale, strumento concreto di rappresentanza delle diverse istanze sociali e culturali italiane. Cirino Pomicino viene citato come figura emblematica di questo contributo, tanto sul piano della concezione politica quanto su quello dell'azione amministrativa.
L'intervento di Merlo solleva una questione metodologica storiografica: perché, afferma, continuare a perpetuare una lettura politicamente motivata e manifatamente contraddetta dai dati empirici? Il suo appello è dunque ai ricercatori affinché approfondiscano come la Democrazia Cristiana abbia concretamente gestito la modernizzazione del Paese, la coesione sociale e gli equilibri internazionali durante la Guerra fredda, piuttosto che limitarsi a ripetere stereotipi consolidati dal confronto dialettico del dopoguerra.
La questione sollevata tocca il nucleo stesso di come l'Italia ricorda e interpreta il proprio recente passato politico, in particolare il lungo predominio di un partito che, a dispetto delle critiche ricevute, ha mantenuto il controllo governativo per quasi mezzo secolo, indicatore non trascurabile della sua capacità di costruire consenso e gestire le spinte sociali del Paese.