Un risultato che ha generato discussioni inaspettate negli ambienti calcistici italiani: Massimiliano Allegri ha schierato la Juventus con una difesa a quattro nella sfida contro il Torino e ha vinto la partita. Un dato di fatto che potrebbe sembrare banale, se non fosse che ormai il 4-3-3 o il 4-4-2 sono diventati quasi eresie nel nostro campionato, dove il 3-5-2 e il 5-3-2 la fanno da padrone.

Ma basta guardare oltre i confini nazionali per accorgersi di una realtà che le statistiche confermano: tutte le otto squadre rimaste in Champions League, così come la stragrande maggioranza dei club nelle principali leghe europee—Liga, Premier League e Bundesliga—difendono con quattro giocatori. Lo stesso Barcellona di Pep Guardiola, il modello tattico che ha affascinato l'Italia negli ultimi vent'anni e che ci ha indottrinati al tiki-taka, utilizzava una difesa composta da Alves, Puyol, Piqué e Abidal. Quattro, appunto.

Così è accaduto che il calcio italiano, solitamente abile nel replicare i modelli vincenti internazionali, ha deciso di prendere una strada contraria. La difesa a tre si è afferrata come una moda calcolata per ottenere quello che viene celebrato come "calcio spettacolare": laterali che corrono senza sosta fino all'esaurimento, una struttura che cambia continuamente forma, un'asimmetria tattica che teoricamente crea caos negli avversari. Eppure, quando le nostre squadre si misurano al di fuori della Serie A—vedi l'Atalanta contro il Bayern Monaco—i risultati rivelano i limiti di questa scelta.

In Serie A, ben sette delle prime otto classificate costruiscono le proprie strategie attorno a tre difensori centrali. L'eccezione è rappresentata dal Como, guidato da un tecnico spagnolo, che mantiene la difesa a quattro e si trova miracolosamente nelle posizioni utili per la qualificazione in Champions League. Allegri ha probabilmente compreso questa lezione, passando dal suo solito modulo al 4-3-3. Una mossa che suona come un invito a riconsiderare se davvero stare contro le tendenze europee rappresenti la migliore strategia possibile.

La domanda che sorge naturale è: perché l'Italia continua a insistere su scelte tattiche che vanno in controtendenza rispetto a chi vince in Europa? Se il Como rappresenta l'anomalia virtuosa che naviga verso il successo mantenendo quattro difensori, forse è il momento di chiedersi se la ritrosia nel copiare i modelli vincenti non sia il vero problema del nostro calcio.