Un'inchiesta internazionale ha portato alla luce un traffico sistematico di componenti militari attraverso il porto greco del Pireo, evidentemente diretto verso le strutture di difesa dell'Iran. Nei giorni scorsi, le autorità hanno sequestrato diversi container contenenti barre di titanio, torni speciali per la loro trasformazione e resine poliestere. Secondo le valutazioni dei servizi segreti occidentali, questi materiali a duplice uso – civile e bellico – erano destinati alle Guardie Rivoluzionarie iraniane e a Hezbollah, l'organizzazione sciita libanese, per lo sviluppo di programmi nucleari, missili balistici e ordigni esplosivi.
Il porto ellenico, gestito dalla società cinese Cosco, rappresenta ormai un snodo strategico per le operazioni illegittime, in particolare in un momento storico dove Teheran riceve sostegno significativo da attori internazionali. La situazione ha assunto toni di rilevanza pubblica quando i sindacati dei lavoratori portuali hanno protestato presso la direzione del terminal dopo aver segnalato l'arrivo di navi con carichi sospetti. Nonostante le previsioni economiche inizialmente pessimistiche, il porto ha registrato un incremento notevole di movimentazioni: a febbraio 2026 sono stati elaborati 312.400 TEU (unità equivalenti a venti piedi), superando i 301.400 di gennaio. Gli analisti attribuiscono questo aumento alla volatilità del quadro geopolitico internazionale.
Lo scorso 10 febbraio, il Tesoro americano ha esteso le sanzioni contro soggetti e entità iraniane, includendo la nave cargo "Brilliance", ufficialmente impegnata nel trasporto di fertilizzanti tra l'Iran e la Turchia. Washington sostiene che il natante e la società proprietaria abbiano finanziato le strutture militari di Teheran. Sebbene la compagnia sia registrata a Panama, il suo proprietario siriano mantiene una sede proprio al Pireo, confermando i collegamenti locali della rete di traffici.
Il fenomeno del contrabbando nel porto greco non è nuovo. Nel settembre 2025, l'operazione internazionale denominata Calypso ha portato al sequestro di oltre 2.400 container provenienti dalla Cina, contenenti biciclette elettriche, tessuti e calzature destinate al mercato nero. Questi episodi dimostrano come le infrastrutture logistiche del Mediterraneo siano diventate elementi cruciali della competizione geopolitica globale, permeabili a dinamiche criminali che si intrecciano con gli interessi strategici delle potenze mondiali.