Vincenzo Schettini, il docente pugliese divenuto una figura di spicco della divulgazione scientifica online con il progetto «La Fisica che ci piace», è intervenuto pubblicamente per chiarire la propria posizione riguardo alle recenti polemiche sulla gestione dei voti durante le lezioni trasmesse in diretta. In un'intervista rilasciata al programma Melog di Radio24, l'educatore ha categoricamente negato di aver legato i voti scolastici al numero di visualizzazioni ottenute sui suoi canali digitali.
Secondo la ricostruzione di Schettini, la sua scelta di trasmettere lezioni su YouTube rispondeva a un'esigenza pedagogica specifica: raggiungere gli studenti sul terreno dove essi già si trovavano. «Ho semplicemente pensato che se i giovani trascorrevano il loro tempo su piattaforme come YouTube seguendo influencer e gamer, dovevo portare la fisica in quello stesso spazio», ha spiegato. L'idea era di adattare il linguaggio della didattica ai canali di comunicazione preferiti dalla sua platea, non di sfruttarli commercialmente ai danni della qualità dell'insegnamento.
Riguardo alle accuse di monetizzazione, Schettini ha sottolineato come l'intero fenomeno fosse «visibile a tutti da un decennio senza che nessuno sollevasse obiezioni». Ha inoltre precisato che gli introiti pubblicitari non erano stati significativi agli inizi della sua attività online e che, nel periodo iniziale, avrebbe potuto optare per lezioni private più redditizie. La crescita del seguito, ha argomentato, è derivata dalla creazione di contenuti che andavano oltre il curriculum scolastico tradizionale, attirando un pubblico variegato composto da bambini, anziani e appassionati di divulgazione scientifica.
Punto cruciale della sua difesa è la chiarificazione sul sistema di valutazione durante le dirette. Schettini ha ribadito che i voti aggiuntivi non rappresentavano una ricompensa per le visualizzazioni, bensì il riconoscimento dello studio effettivo degli alunni. Gli studenti erano tenuti a produrre ragionamenti articolati, analizzare problemi e dimostrare una reale comprensione dei concetti affrontati. «Non era un sistema basato sul numero di click, ma sulla qualità della preparazione», ha precisato.
L'insegnante ha anche accennato ai cambiamenti che ha osservato nel comportamento degli studenti nel tempo. Ha rilevato un progressivo calo nell'impegno scolastico, determinandolo a effettuare una scelta importante nel 2020: passare al part-time verticale, un regime contrattuale sempre più scelto dagli insegnanti italiani. Questa decisione gli ha permesso di sviluppare ulteriormente la divulgazione scientifica come attività professionale parallela, riconoscendo che le potenzialità della fisica applicata al di fuori del contesto scolastico rappresentassero un'opportunità lavorativa concreta.