Nel suo ultimo rapporto sulla trasparenza, Cloudflare ha reso noti numeri impressionanti relativi alla guerra globale contro la pirateria digitale. La società che gestisce la Content Delivery Network ha registrato il blocco di 2.791 domini illegittimi nel secondo semestre del 2025, un dato che rappresenta un incremento spettacolare rispetto ai 308 casi documentati nello stesso periodo del 2024. Si tratta di un aumento di circa dieci volte, che testimonia l'intensificarsi degli sforzi per contrastare la diffusione non autorizzata di contenuti protetti da diritti d'autore.
Il geoblocking implementato da Cloudflare non avviene uniformemente in tutti i paesi, ma risponde a framework normativi differenti. La distribuzione geografica degli interventi vede la Francia in pole position con 1.238 domini oscurati, seguita dalla Corea del Sud con 1.002 casi. Il Regno Unito completa il podio con 457 blocchi, mentre il Belgio registra 94 azioni di questo tipo. Ogni territorio applica modalità operative specifiche, adattandosi alle proprie legislazioni locali e ai meccanismi legali vigenti.
Cldflare ha precisato nel rapporto completo, consultabile tramite TorrentFreak, che nessuna richiesta pervenuta dai detentori dei diritti d'autore o dalle autorità competenti ha mai interferito con i sistemi di crittografia che proteggono la privacy degli utenti. Un aspetto cruciale che sottolinea l'impegno della compagnia nel bilanciare la lotta alla pirateria con il rispetto della sicurezza informatica individuale. Considerato che approssimativamente il 20% dei siti web mondiali si affida ai servizi di Cloudflare, la sua posizione rimane strategicamente rilevante per l'intero ecosistema internet.
Parallela a questo impegno internazionale, continua la tensione tra Cloudflare e le autorità italiane. La disputa con AGCOM riguarda una sanzione relativa al sistema Piracy Shield, e la situazione rimane critica: i vertici aziendali hanno minacciato di abbandonare il territorio nazionale, un'eventualità che avrebbe conseguenze devastanti per l'infrastruttura italiana. Tra le ricadute più concrete, lo spegnimento del resolver DNS pubblico 1.1.1.1 rappresenterebbe un danno significativo per milioni di utenti domestici e aziendali nel Paese.