Marco Malvaldi, autore toscano noto per i suoi thriller e per il personaggio di Ivo Rispoli, ha tracciato una visione affascinante del futuro della scrittura nel mondo dell'intelligenza artificiale. Intervistato nella trasmissione "Pillole di Eta Beta" su Rai Radio1, lo scrittore ha proposto uno scenario provocatorio: il rovesciamento dei ruoli tra umani e macchine nei processi creativi.
Secondo Malvaldi, i sistemi di intelligenza artificiale richiedono enormi quantità di testi autentici per il loro addestramento e non possono affidarsi a materiali generati dall'IA stessa, pena il loro deterioramento progressivo. "Se alimentiamo questi modelli solo con loro stessi output, iniziano a collassare", ha spiegato. Questo paradosso apre uno scenario inedito: molti scrittori potrebbero trasformarsi in curatori e generatori di contenuti destinati a insegnare alle macchine, dando vita a una nuova categoria professionale che Malvaldi definisce "lo scrittore competente".
Il concetto centrale del suo nuovo romanzo "Scimmia Sapiens", in uscita per Bompiani, è che l'intelligenza artificiale rappresenta fondamentalmente una tecnologia come la stampa a caratteri mobili: uno strumento che accelera determinati processi senza però acquisire autonomia decisionale. "Se chi la usa è incompetente, i danni possono essere enormi", ha avvertito l'autore, sottolineando che la responsabilità rimane sempre nelle mani umane.
Malvaldi non è rimasto confinato alla teoria: ha sperimentato personalmente l'IA nel suo lavoro quotidiano, utilizzandola per ricerche approfondite e persino come editor. In un esperimento, ha sottoposto all'intelligenza artificiale uno dei suoi gialli chiedendole di individuare errori. Il risultato? L'IA ha rilevato un paio di refusi, confermando utilità ma anche i limiti di questi strumenti nel lavoro creativo raffinato.