Aurelio De Laurentiis non risparmia critiche al ministro della Cultura Alessandro Giuli in merito alla gestione dei finanziamenti pubblici destinati al cinema italiano. Durante la presentazione del nuovo film di Carlo Verdone, «Scuola di seduzione», in arrivo su Paramount+ dal primo aprile, il produttore ha lanciato un vero e proprio appello al ministro, suggerendo ironicamente che quest'ultimo avrebbe bisogno di una «scuola di seduzione» per comprendere come gestire adeguatamente le risorse disponibili.

Secondo De Laurentiis, il nodo della questione risiede nella mancanza di competenza nella ripartizione dei 650 milioni di euro messi a disposizione per il settore. Il produttore sostiene che coloro che vantano una comprovata esperienza nel realizzare prodotti cinematografici di successo vengono sistematicamente esclusi dalle decisioni circa l'allocazione dei fondi pubblici. «Non si capisce perché le dieci persone che sanno veramente come costruire un'industria cinematografica non vengono mai consultate», ha affermato.

Nella sua critica, De Laurentiis propone un modello alternativo: destinare almeno il 50 percento dei finanziamenti sulla base dell'effettivo gradimento del pubblico, misurato attraverso gli incassi al botteghino, associato a una valutazione rigorosa della solidità imprenditoriale dei progetti presentati. A suo giudizio, questo approccio porterebbe cambiamenti significativi nel panorama della produzione nazionale.

Il produttore punta il dito anche contro una pratica che definisce problematica: finanziare progetti che non rispondono a criteri di effettiva professionalità imprenditoriale, limitandosi a dare visibilità su schermo a iniziative che non meriterebbero risorse pubbliche. Ha quindi lanciato un invito diretto al ministro Giuli, chiedendogli di spiegare pubblicamente quale sia il suo legame con l'industria audiovisiva e quale visione abbia per il suo sviluppo futuro.

La presa di posizione di De Laurentiis riflette una tensione più ampia all'interno del settore cinematografico italiano riguardo alle modalità di allocazione delle risorse pubbliche e sulla necessità di una maggiore trasparenza e competenza nella gestione amministrativa dei fondi destinati alla cultura e all'audiovisivo.