Elena Sofia Ricci non ha usato mezzi termini durante l'incontro col pubblico al teatro Petruzzelli di Bari, dove ha ricevuto il premio Bif&st per l'arte del cinema. L'occasione, legata alla proiezione del film «La farfalla impazzita» di Kiko Rosati, è diventata una piattaforma di denuncia sulla ciclicità della violenza bellica. Nel film, l'attrice toscana veste i panni di Giulia Spizzichino, una donna ebrea romana la cui vita è stata segnata dagli orrori della deportazione e dalla strage delle Fosse Ardeatine.
«Vediamo ripetersi ovunque quello che è stato inflitto al popolo ebraico durante la Seconda Guerra Mondiale - ha spiegato Ricci - ora sono altri popoli a subire le stesse persecuzioni da parte di chi dovrebbe aver imparato dalla storia. È veramente agghiacciante pensare che non abbiamo trattenuto nulla dalle lezioni del passato». L'attrice ha sottolineato come gli orrori odierni risultino «terribilmente dolorosi» proprio perché sembrano indicare un fallimento totale della memoria collettiva.
Sulla sua carriera, Ricci ha confessato il sogno di dirigere un film personale su una materia «scottante e psicopatologica» che non le viene concesso di realizzare. Ha quindi ripercorso alcuni dei ruoli più significativi della sua filmografia, da Francesca Morvillo, moglie del giudice Giovanni Falcone, a Rita Levi Montalcini fino a Veronica Lario nel film di Sorrentino. Quest'ultimo lavoro, ha rivelato, le è particolarmente caro perché esplora la fragilità emotiva di un amore che si sgretola, un dolore universale che accomuna tutti gli esseri umani.
Davanti ai giovani presenti in sala, Ricci ha lanciato un messaggio importante sulle relazioni tossiche: «Quando incontrate personalità narcisistiche, patologiche e aggressive, non aspettate schiaffi per capire il pericolo - perché le parole feriscono quanto i colpi - scappate. Non confondete questa sofferenza con l'amore». Ha poi rivendicato il legame con Bari, città dove risiede sua sorella Elisa Barrucchieri, ballerina che ha curato per anni il corteo storico di San Nicola, persino riproducendo un affettuoso accento barese recitando Dante.
Chiudendo l'incontro con una nota di speranza, l'attrice ha invitato il pubblico a riscoprire la danza come atto liberatorio: «Ballare permette di sentirsi leggeri, profondamente liberi, di volare. In un momento in cui ci stanno togliendo persino la speranza nel futuro, ci rimane soltanto questo: amare e ballare».