Il popolo italiano ha detto chiaramente di no alla riforma costituzionale della magistratura, spiazzando le aspettative di chi l'aveva promossa. La consultazione referendaria, che si è tenuta il 23 marzo 2026, ha visto una partecipazione significativa pari al 59%, confermando un interesse diffuso nei confronti della questione. I dati comunicati rappresentano una sconfitta per il progetto riformatore sostenuto dall'esecutivo Meloni, ma il governo ha già fatto sapere che il risultato non intacca la continuità dell'azione di governo.
Le voci dell'opposizione e della società civile esultano per l'outcome. Matteo Renzi, leader di Italia Viva, non ha risparmiato critiche al premier, affermando che quando il consenso popolare parla il potere politico deve saperlo ascoltare. Nicola Fratoianni, coordinatore di Alleanza Verdi Sinistra, sottolinea che la destra intendeva stravolgere le garanzie costituzionali e ha incassato una sonora batosta. Giovanni Bachelet, presidente del comitato per il No che ha coordinato la campagna tra i cittadini, paragona questa vittoria ai momenti cruciali della storia democratica italiana, dalla Resistenza fino al referendum sulla forma di stato del 1946. Anche Giuseppe Conte del Movimento Cinque Stelle celebra il risultato con un post sui social network, rimarcando la difesa della Costituzione.
Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, ha preannunciato manifestazioni di festa a Roma per celebrare ciò che interpreta come un messaggio di unità nazionale attorno ai principi costituzionali e ai bisogni concreti dei cittadini. Tra gli sfottò dell'opposizione spicca quello di Angelo Bonelli, che riusa il celebre slogan "Sarà per sempre No" della canzone vincitrice di Sanremo quale ironia verso la campagna referendaria del governo.
Da Palazzo Chigi arriva una dichiarazione misurata della premier Giorgia Meloni, che riconosce il principio di sovranità popolare e dichiara piena adesione al verdetto degli italiani. Meloni sottolinea che il governo ha compiuto il proprio dovere portando avanti una riforma coerente con il programma elettorale, ha sostenuto la campagna referendaria lealmente e adesso accoglie il voto popolare con rispetto istituzionale. Galeazzo Bignami, capogruppo alla Camera di Fratelli d'Italia, precisa che l'esito referendario non comporta conseguenze sulla stabilità dell'esecutivo, riaffermando così una linea sostenuta costantemente durante tutta la campagna.
Ancora il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, interviene sulla consultazione mettendo in rilievo l'importanza della partecipazione democratica quale fondamento della democrazia costituzionale, al di là delle diverse posizioni sul merito della riforma.