La crisi energetica globale sta mietendo le sue prime vittime nel trasporto aereo. Il rincaro del carburante, che ha raggiunto la forbice dei 150-200 dollari al barile dopo gli attacchi tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran dello scorso mese, sta spingendo verso il collasso le compagnie aeree già fragili. Quelle che contavano su un intervento salvifico, come un'acquisizione o una ristrutturazione, si trovano oggi in un'impasse inestricabile. Tra le prime a cedere figurano il vettore britannico Eastern Airlines, la Royal Philippine Airlines e l'americana Spirit Airlines, tutte già in situazioni critiche.
La Royal Philippine Airlines, compagnia di bandiera delle Filippine, ha dovuto sospendere tutti i voli commerciali dichiarandosi in amministrazione giudiziaria. La decisione ha lasciato a terra tra i 3mila e i 4mila passeggeri. In un comunicato sui propri canali, la società ha assicurato: "Stiamo operando per erogare i rimborsi e contiamo di riprendere le operazioni in una data che sarà comunicata successivamente. Apprezziamo la vostra pazienza". Sebbene i voli passeggeri siano fermi, la compagnia continua a gestire le rotte dedicate alle merci.
Spirit Airlines, già sottoposta al Chapter 11 due volte in dodici mesi, ha reso noto che questo ulteriore aumento dei costi operativi renderà ancora più complicato il percorso verso l'uscita dal fallimento. Il combustibile rappresenta infatti tra il 25 e il 35 percento delle spese di esercizio di una compagnia aerea, una voce cruciale che ora sta diventando insostenibile per i piccoli operatori.
Secondo l'analisi di Fitch Ratings, mentre i grandi vettori con ampia disponibilità di flotta ricorrono a strumenti finanziari di copertura, aumentano le tariffe e riducono i voli offerti, "le compagnie aeree di minori dimensioni stanno affrontando una situazione finanziaria critica a causa dell'esplosione dei costi gestionali". Eastern Airlines rappresenta un caso paradigmatico: il vettore britannico aveva già cessato le operazioni lo scorso anno dopo 28 anni di storia, e le prospettive di rilancio si allontanano sempre più.
Lo scenario che emerge è di una progressiva selezione darwiniana del settore. Ogni giorno che passa senza una de-escalation del conflitto mediorientale allontana l'ipotesi di un ritorno ai prezzi normali. Le compagnie aeree più solide hanno i muscoli finanziari per assorbire gli urti, mentre i vettori vulnerabili, spesso già in lista d'attesa di un salvataggio esterno, rischiano di scomparire dal mercato prima ancora di poter presentare un credibile piano di ristrutturazione.