Il fronte del No esce vincitore dal referendum costituzionale del 23 marzo 2026 con il 54% dei consensi contro il 46% del Sì, bloccando le modifiche alla Carta fondamentale. Tuttavia, secondo l'analisi di Vincent Russo, Social Media & Campaign Manager, non si tratta di una vittoria nell'accezione tradizionale, bensì di ciò che definisce «il pareggio più importante della nostra storia repubblicana». In altre parole: il Paese ha evitato il peggio.

Russo sottolinea che questa tornata referendaria rappresentava un momento cruciale per la salvaguardia degli equilibri costituzionali che separano e bilanciano i poteri dello Stato. Secondo la sua lettura, il risultato ha frenato quella che definisce una «scivolata pericolosa verso modelli autoritari», facendo esplicito riferimento alla Russia e all'Ungheria come esempi di sistemi verso cui, a suo avviso, il governo Meloni mostra affinità ideologiche. La Costituzione, almeno per il momento, rimane intatta.

Ciò che rende il risultato particolarmente significativo è il contesto in cui si è sviluppata la campagna. Russo denuncia un apparato di comunicazione straordinario a favore del Sì, incluso il ricorso a influencer, a fondi non tracciabili per aggirare i controlli sui social media e a una copertura mediatica asimmetrica. Nomi come Paolo Mieli, Italo Bocchino, Alessandro Sallusti e Carlo Calenda sono citati come voci che hanno martellato il messaggio favorevole alla riforma. Persino Giovanni Bachelet, ospite di uno speciale televisivo su Rai Uno, ha dovuto denunciare pubblicamente come l'intervista fosse stata concessa una sola volta, quando ormai le urne erano chiuse.

La controparte ha potuto contare su figure pubbliche di spessore intellettuale diverso: lo storico Alessandro Barbero, il filologo Luciano Canfora, il giornalista Marco Travaglio e il magistrato Nicola Gratteri hanno rappresentato la linea del No attraverso argomentazioni di sostanza. Secondo Russo, la forza della democrazia risiede nei cittadini reali, non negli algoritmi o negli avatar virtuali utilizzati per gonfiare artificialmente il consenso online.

Un dato che suggella la lettura di Russo riguarda i mercati predittivi, dove veri soldi erano in gioco sulle scommesse elettorali. Settimane prima del voto, quando le puntate avevano superato i 170 mila dollari, la probabilità di una vittoria del No era schizzata al 99%. Chi investe denaro autentico non si fida della propaganda ma dei fatti concreti. Questo elemento rappresenta, a suo avviso, la prova tangibile che la sostanza ha prevalso sulla forma, nonostante il bombardamento comunicativo subito.

La vera sfida, tuttavia, rimane rinviata. Russo conclude che questo referendum non chiude il capitolo, ma lo congela. L'eventuale nuovo tentativo di riforma costituzionale potrebbe ripresentarsi nel 2027, trasformando questa vittoria in una tregua piuttosto che in una conclusione definitiva.