Dopo la vittoria del No al referendum sulla giustizia, gli esponenti del governo Meloni iniziano a misurare le conseguenze politiche del voto. Tra questi c'è Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che non nasconde le sue preoccupazioni sugli effetti che il risultato avrà sulla capacità d'azione dell'esecutivo nei prossimi mesi. In un'intervista all'Ansa, Fazzolari ha espresso una tesi precisa: il referendum rappresenta una legittimazione implicita del ruolo critico che la magistratura intende continuare a svolgere su questioni decisive per gli italiani.

Secondo il sottosegretario, il voto avrà ripercussioni concrete sulla gestione di due dossier strategici per il governo: l'immigrazione illegale e la sicurezza pubblica. Fazzolari sottolinea come attualmente molti provvedimenti adottati dall'esecutivo vengono sistematicamente indeboliti o bloccati da decisioni giudiziarie che non trovano sintonia con l'indirizzo governativo. Con il No al referendum, il rischio che rappresenta è che questa dinamica si aggravi ulteriormente, trasformando quella che già oggi è una resistenza della magistratura in un'azione "ancora più invasiva" rispetto al passato.

Il sottosegretario evidenzia un pattern ricorrente: quando il governo propone misure più restrittive su immigrazione e ordine pubblico, rispondendo a una domanda che ritiene legittima degli italiani, la magistratura tende a opporsi attraverso i suoi strumenti. Questo conflitto, già visibile sui temi migratori, potrebbe secondo Fazzolari allargarsi ad altri settori della politica governativa. Il referendum, invece di risolvere le tensioni tra governo e giudici, rischierebbe dunque di consolidare il potere di veto di una parte della magistratura, quella più sensibile a orientamenti progressisti.

Fazzolari fornisce anche una lettura più ampia dell'esito elettorale. A suo avviso, il No sarebbe stato favorito dal momento storico sfavorevole: un contesto di incertezza internazionale ed economica che induce gli elettori a difendere lo status quo piuttosto che ad accogliere cambiamenti. In situazioni di instabilità globale, sostiene il sottosegretario, gli atteggiamenti tendono naturalmente verso il conservatorismo, indipendentemente dal merito delle proposte. Questo elemento strutturale avrebbe influenzato il voto più di una valutazione razionale sulla riforma della giustizia in sé.

La posizione di Fazzolari fotografa il nervosismo che attraversa l'ala governativa dopo il risultato referendario. Mentre il centrosinistra festeggia l'esito e inizia a ragionare sui benefici politici in vista delle prossime elezioni, la maggioranza si prepara a affrontare una magistratura potenzialmente ancora più presente sul tavolo politico, soprattutto sui temi che l'esecutivo ritiene prioritari per il proprio programma. La sfida nei prossimi mesi sarà trovare un equilibrio tra l'azione di governo e il controllo giudiziario, senza che uno dei due ordini costituzionali continui a prevalere sull'altro.