La mobilitazione giovanile diventa il fattore decisivo nella vittoria referendaria del 23 marzo 2026. Secondo i dati dell'instant poll di Youtrend, il No raccoglie il 57% dei voti tra gli under 35, mentre la rilevazione di Opinio per la Rai lo porta addirittura al 61,1% nella stessa fascia d'età. Un risultato che contraddice il diffuso scetticismo sulla partecipazione politica dei più giovani e che gli stessi commentatori politici evidenziano come elemento cruciale per la sconfitta della proposta governativa.
La geografia del voto racconta una storia di profonda spaccatura generazionale. Mentre il No domina tra i meno di 50 anni (60% nella fascia 35-49, 57% tra gli under 35), il fronte del Sì raccoglie le sue maggioranze negli strati più anziani della popolazione, raggiungendo il 50,7% tra gli over 55 e il 53% tra i 50-64enni. Migliaia di giovani fuorisede hanno persino assunto l'incarico di rappresentanti di lista pur di esercitare il diritto di voto, rivendicando una partecipazione che non potevano delegare ai loro territori di provenienza.
La classe politica del centrosinistra coglie immediatamente il significato del verdetto. La segretaria del Pd Elly Schlein sottolinea come il voto giovanile sia stato determinante, mentre il presidente del M5S Giuseppe Conte parla di "segnale politico fortissimo" che rappresenta "uno scossone a Palazzo Chigi". Il pm Nino Di Matteo, protagonista della campagna referendaria, esalta il ruolo decisivo dei giovani e dei siciliani nel respingere quella che definisce come una minaccia all'eguaglianza davanti alla giustizia.
Enrico Grosso, presidente onorario del Comitato referendario, non nasconde l'emozione nel commentare il dato giovanile. "Il fatto che ragazzi e ragazze, ripetutamente descritti come distanti dalla politica, si siano appassionati così intensamente alla difesa della nostra Costituzione mi ha davvero sorpreso positivamente", afferma durante la conferenza stampa post-votazione. Il dato assume ancora più rilevanza considerando che negli ultimi anni il dibattito pubblico aveva quasi uniformemente descritto i giovani italiani come progressivamente disinteressati alle questioni istituzionali e civiche. L'elevata partecipazione e il voto coeso dimostrano invece un'altra realtà: quando il tema tocca questioni fondamentali come i diritti costituzionali, la mobilitazione giovanile può rivelarsi massiccia e decisiva. Nelle piazze da piazza Duomo a piazza Barberini, dove migliaia hanno celebrato il risultato, la presenza di giovani provenienti da diverse organizzazioni attesta il carattere plurale e spontaneo di questa mobilitazione collettiva.