La consultazione referendaria sulla giustizia si trasforma in un verdetto internazionale sulla debolezza del governo Meloni. Dalle cancellerie europee ai principali quotidiani continentali, l'eco della vittoria del No si amplifica in una narrazione comune: la presidente del Consiglio italiano emerge dalle urne significativamente indebolita nelle sue ambizioni riformiste e nella sua stabilità politica complessiva.

A Londra il Financial Times qualifica l'esito come una "battuta d'arresto di considerevole importanza" per l'esecutivo, mentre The Guardian sottolinea direttamente come il referendum rappresenti un momento di vulnerabilità politica accentuata per Meloni, particolarmente rilevante considerando la scadenza elettorale fissata entro la fine del 2026. Politico Europe apre il suo palinsesto online proprio con la notizia del voto italiano, riportando l'interpretazione secondo cui la sconfitta costituisce un indebolimento della posizione della premier in vista dell'appuntamento con le urne.

In Francia sia il quotidiano progressista Le Monde che il settimanale d'orientamento conservatore Le Figaro leggono l'evento come un insuccesso strutturale per il governo: il primo lo posiziona come secondo fatto della giornata, il secondo ammette apertamente la "battuta d'arresto" amministrativa. Libération condivide la medesima interpretazione critica. Dalla Germania, il settimanale Der Spiegel parla esplicitamente di "pesante sconfitta" e descrive una premier "delusa" dalla bocciatura della sua riforma giudiziaria, mentre Die Zeit evidenzia il fallimento dei progetti di revisione del sistema giustizia. Anche in Spagna El Pais inquadra la vittoria del No come il primo insuccesso elettorale della Meloni negli ultimi tre anni, un segnale che preoccupa gli osservatori continentali.

La consonanza dei giudizi europei non lascia spazi a interpretazioni alternative: quella che Meloni aveva presentato come una riforma necessaria viene universalmente percepita come una sconfitta personale e programmatica. La particolarità dell'affluenza alle urne e il margine della votazione hanno alimentato ulteriormente questa narrazione negativa nei commenti stranieri, che leggono nel voto italiano non soltanto un'opposition alla riforma specifica, ma un segnale di erosione del consenso attorno all'attuale amministrazione della cosa pubblica italiana.