Aldo Policastro, procuratore generale presso la Corte d'Appello di Napoli, commenta con soddisfazione l'esito negativo del referendum confermativo sulla riforma costituzionale della magistratura. Le parole del magistrato arrivano dopo mesi di durissimi attacchi ricevuti dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, che lo aveva criticato duramente per le sue dichiarazioni sulla riforma.

Il pg ripercorre il proprio operato ribadendo il fondamento storico delle accuse che lo avevano visto finire nel mirino del governo. Policastro aveva collegato la proposta di riforma alla separazione delle carriere con il cosiddetto Piano di rinascita nazionale, il documento storico della loggia massonica illegale P2 che negli anni '70 e '80 rappresentò uno dei maggiori scandali dello Stato italiano.

Secondo la lettura di Policastro, il verdetto delle urne rappresenta molto più di una semplice bocciatura di una proposta legislativa. Il magistrato la interpreta come una scelta consapevole dei cittadini italiani di mantenere saldi i principi costituzionali e le garanzie dello Stato di diritto. In questa prospettiva, il voto popolare diventa una reazione difensiva ai tentativi di modificare in profondità l'architettura istituzionale del Paese.

Le dichiarazioni di Policastro vanno oltre il merito tecnico della riforma per inserirsi in un dibattito più ampio sulla natura della democrazia italiana. Il procuratore generale sottolinea come la vittoria referendaria rispecchi la volontà popolare di preservare una visione della società fondata su apertura, inclusione e partecipazione democratica. In questa narrazione, il no al referendum assume il significato di un rifiuto non solo di una riforma specifica, ma anche di una certa concezione dello Stato.

La vicenda riaccende il dibattito sulla indipendenza della magistratura e sui suoi rapporti con la politica. Le critiche che Nordio aveva rivolto a Policastro non erano state contenute, testimoniando una tensione significativa tra il governo e settori della magistratura che vedevano nella riforma una minaccia all'equilibrio dei poteri costituzionali. Il risultato referendario sembra aver dato ragione a quanti sollevavano dubbi sulla proposta governativa.