La sconfitta referendaria impone un cambio di direzione al ministero della Giustizia, ma non una ritirata totale. Carlo Nordio ha già annunciato che nelle prossime settimane il governo discuterà internamente quale strada intraprendere, mantenendo però sul tavolo una serie di interventi che la grande riforma costituzionale avrebbe dovuto coprire. Seppur la "madre di tutte le riforme" non vedrà la luce nei tempi previsti, il Guardasigilli intende comunque perseguire gli obiettivi di fondo che l'ispiravano: il rafforzamento del garantismo e una revisione del sistema processuale penale.
Nordio ha sottolineato come il progetto bocciato dagli italiani riprendeva la visione di Giuliano Vassalli, già presidente della Corte costituzionale, che immaginava un processo schiettamente accusatorio, in linea con quanto prescritto dall'articolo 111 della Costituzione. "Nessun significato politico al risultato", ha ribadito il ministro, assicurando che l'intenzione non è quella di forzare la mano ai cittadini, bensì di proseguire con una strada alternativa, costruendo consenso e condividendo le scelte con i magistrati.
Tra i provvedimenti che usciranno dal cassetto dopo il voto figurano interventi specifici sul garantismo processuale. In primo piano troviamo il tema della presunzione di innocenza e della certezza della pena. Particolarmente rilevante sarà la riduzione della carcerazione preventiva: secondo i dati citati da Nordio, oltre 15mila persone risultano attualmente detenute senza sentenza definitiva, spesso per ragioni che successivamente si rivelano infondate, portando a scarcerazione. La normativa sull'interrogatorio preventivo obbligatorio, già approvata nel 2024, diventerà pienamente operativa nei prossimi mesi e introdurrà una novità: l'indagato avrà diritto all'accesso agli atti e sarà sentito dal giudice per le indagini preliminari in seduta collegiale.
Un secondo filone di lavoro riguarda l'obbligatorietà dell'azione penale. Nordio ritiene opportuno regolamentare questo principio attraverso un disegno di legge, ma con una premessa importante: il dialogo costante con la magistratura. Il Guardasigilli ha infatti riscontrato una difformità significativa tra le diverse procure nel modo di affrontare le priorità investigative. Un tavolo tecnico dovrebbe servire a omogeneizzare i criteri decisionali, in modo che l'azione penale non dipenda dalla sede geografica in cui viene sporta denuncia.
In agenda figurano anche provvedimenti sul sequestro degli smartphone, bloccati in Parlamento in attesa degli esiti referendari, e la riforma sulla prescrizione. Il governo avrà dunque un'agenda folta di interventi minori ma significativi, capaci di incidere sulla qualità della giustizia penale senza stravolgere gli equilibri costituzionali. La sfida sarà trovare sintesi politica tra le diverse anime dell'esecutivo e costruire un percorso credibile con la magistratura, evitando lo scontro frontale che aveva caratterizzato il dibattito sulla riforma costituzionale.