Iren chiude il bilancio 2025 con risultati che premiano gli azionisti e confermano la solidità della strategia industriale del gruppo. L'utile netto ha raggiunto i 301 milioni di euro, segnando una crescita del 12% rispetto all'anno precedente. A beneficiarne anche i dividendi, che aumentano dell'8% e si attestano a 13,86 centesimi per azione, una notizia accolta positivamente dal mercato e dagli investitori.
I numeri complessivi della società ligure-emiliana dipingono un quadro di espansione su quasi tutti i fronti. L'Ebitda ha superato quota 1,3 miliardi (+6%), mentre i ricavi consolidati hanno toccato i 6,5 miliardi (+8,8%). L'Ebit è cresciuto fino a 530 milioni, con un incremento del 2%. Cifre che riflettono un'azienda in buona salute, anche se l'indebitamento finanziario netto è salito a 4,2 miliardi. Il gruppo però evidenzia come il flusso di cassa operativo sia stato sufficiente a coprire interamente gli investimenti tecnici, nonostante l'aumento dei crediti fiscali legati al Superbonus 110%.
Un contributo importante è arrivato dall'integrazione di Egea, acquisita di recente. Questa operazione ha già generato 60 milioni di euro di sinergie nel solo 2025, confermando le aspettative sulla crescita della piattaforma industriale. Il presidente esecutivo Luca Dal Fabbro ha sottolineato come l'anticipazione di questo consolidamento, reso possibile grazie all'emissione di un bond ibrido da 500 milioni, abbia permesso di catturare parte dei benefici previsti già durante l'anno appena concluso.
Su un tema che aveva alimentato speculazioni di mercato, Dal Fabbro ha voluto fare chiarezza: Iren non ha intenzione di cedere il comparto delle energie rinnovabili gestito attraverso Iren Green Generation. Il gruppo considera infatti questo settore strategico per il proprio mix energetico. Nel portafoglio figurano una centina di impianti fotovoltaici distribuiti tra Puglia e Basilicata, oltre a un parco eolico da 6 MW in Liguria, asset che resteranno parte del gruppo.
Dal punto di vista della produzione energetica, l'energia elettrica generata è rimasta pressoché stabile (+0,1%), ma le rinnovabili hanno registrato una contrazione del 9,2%, attestandosi a 1.618 GWh. A influenzare negativamente i dati è stato soprattutto l'idroelettrico, che ha subito una riduzione dell'11,4%, probabilmente legata a condizioni pluviometriche meno favorevoli. Guardando avanti, l'amministratore delegato Gianluca Bufo si è detto fiducioso per il 2026, ripuntando su un modello industriale equilibrato e focalizzato che dovrebbe garantire stabilità anche in scenari di volatilità dei mercati, proprio grazie al crescente peso dei business regolati.