Un risultato che ha dell'incredibile. Quello che doveva essere un trionfo annunciato si è trasformato in una sconfitta bruciante per il centrodestra. Il referendum costituzionale sulla riforma della Giustizia, indetto dal governo, è stato respinto dagli italiani con una percentuale che gli exit poll indicano tra il 49 e il 53% per il No, mentre il Sì si ferma tra il 47 e il 51%. Un capovolgimento totale rispetto a quanto prevedevano i sondaggisti e quanto lo stesso governo si aspettava.

La delusione nelle sedi dei tre principali partiti di governo - situate tra le storiche vie romane della Scrofa, dell'Umiltà e delle Botteghe Oscure - è palpabile. Le bottiglie di spumante e champagne rimangono stappate, le bandiere pronte per la vittoria vengono tristemente ripiegate. Le telecamere degli studi televisivi si spengono anzitempo. Una situazione che richiama inevitabilmente il ricordo del famigerato Maracanazo, il 16 luglio 1950, quando la nazionale brasiliana, da tutti data vincente nella finale mondiale davanti al proprio pubblico del Maracanà, cedette sorprendentemente all'Uruguay.

Secondo le medie dei sondaggi diffuse nei mesi precedenti, il No avrebbe dovuto fermarsi intorno al 45-48%, mentre il Sì era atteso a sfondare il 52-55%. La riforma Meloni-Nordio era stata costruita come una vera corazzata, con anni di lavoro parlamentare alle spalle e il pieno supporto della coalizione di governo. Come la Seleçao brasiliana del 1950, allenata da Flavio Rodrigues da Costa, che aveva dominato il torneo con goleade su goleade e si presentava all'atto finale con undici gol di vantaggio, così il centrodestra era sceso in campo con le migliori energie per modificare la Carta costituzionale.

I giornali vicini alla maggioranza avevano già celebrato la vittoria nei giorni precedenti il voto, con titoli trionfalistici che non lasciavano spazi a dubbi. Lo stesso clima di assoluta certezza che aveva pervaso il Maracanà nel momento in cui Friaca aveva portato avanti il Brasile nella finale. Eppure, con la chiusura dei seggi, la realtà si è imposta brutalmente: il No ha vinto, i consensi al Sì non raggiungono il 47%, e anni di lavoro politico e istituzionale per modificare l'ordinamento giudiziario italiano vanno in fumo. Per il governo e il centrodestra, uno smacco inaspettato che rimescola completamente gli equilibri politici nazionali.