Febbraio 2016. Un nome illustre della racchetta argentina, Juan Martín Del Potro, scompare dai radar del circuito professionistico con una classifica che fa male a guardare: la posizione 1045. Non è uno scivolone temporaneo, ma il risultato di quasi ventiquattro mesi di fermo forzato. Il nemico ha un nome specifico: un polso sinistro che si è rivelato fragile come cristallo, costretto a tre interventi chirurgici e a una battaglia senza tregua contro il dolore.

Quando "Delpo" riappare a Delray Beach nel febbraio 2016, il tennis professionistico lo osserva con la curiosità affettuosa che si riserva ai reduci. Il suo corpo racconta la storia di un atleta che ha pagato un prezzo altissimo: il rovescio a due mani, pilastro fondamentale del suo repertorio, è ormai un ricordo. Al suo posto emerge uno "slice" difensivo, una dichiarazione di resa tattica. Eppure da questa apparente mutilazione tecnica nasce un capolavoro di adattamento.

Privato della sua arma secondaria, Del Potro canalizza tutta l'energia residua sul dritto. Il colpo diventa devastante, una violenza pura che trasforma ogni contatto in un evento sismico sul campo. Per risalire dalla posizione 1045 occorrono vittorie su avversari di altissimo livello, e il momento catartico arriva agli US Open 2017. In una cornice drammatica da quarti di finale, l'argentino neutralizza Roger Federer in quattro set, scuotendo il mondo del tennis come un fulmine. Non è solo una vittoria; è la prova che la rinascita è reale, che il polso non ha completamente distrutto il sogno.

La scalata prosegue con la progressione relentless di chi ha poco tempo e molti punti da recuperare. Nel marzo 2018, Del Potro arriva ad Acapulco con l'avidità di chi vuole riclamare il passato che il destino gli ha sottratto. A questa altezza della sua risalita, l'atleta di Tandil occupa posizioni sempre più alte della classifica mondiale. La statistica è diventata inequivocabile: il giocatore che due anni prima era confinato nella periferia professionistica ha demolito le barriere, annientando i mostri sacri del circuito e trasformando un corpo malato in uno strumento di precisione letale.

La storia di Del Potro rappresenta qualcosa che raramente accade nel tennis moderno: una risurrezione in grado di competere con i campioni assoluti del momento. Con una testardaggine che oltrepassa i limiti della medicina dello sport, ha trasformato la fragilità in forza, il dolore in determinazione. Pochi atleti nella storia hanno compiuto una rimonta di tale portata dalla posizione 1045 verso le vette della classifica ATP, facendo di questa ascesa una lezione di resilienza pura.