La peggiore crisi energetica degli ultimi decenni non accenna a rallentare. Lo ha certificato Fatih Birol, capo dell'Agenzia Internazionale dell'Energia, avvertendo che il conflitto in Ucraina potrebbe spingere il mondo verso uno scenario ancora più critico. Eppure le istituzioni europee procedono con una lentezza che frustra famiglie e imprese. Al Consiglio europeo del 19 marzo, Bruxelles ha ribadito l'impegno verso "energia a prezzi accessibili", ma trasformato questa promessa in generici inviti alla Commissione a elaborare proposte, rimanendo vago sui tempi di attuazione.
L'Italia sconta le conseguenze più pesanti di questa inerzia burocratica. La secondo potenza industriale manifatturiera del continente subisce un carico di costi energetici del 30% superiore rispetto agli altri Paesi dell'Ue: prima della guerra il prezzo dell'energia toccava i 106 euro al megawattora, oggi ha sfiorato i 160. Una disparità che mina direttamente la competitività delle aziende italiane su scala globale. I problemi si moltiplicano anche nel settore agricolo, dove i costi sono balzati del 30%, alimentando il rischio concreto di un'impennata dei prezzi del pane nei prossimi mesi.
Roma ha presentato proposte concrete a Bruxelles: innanzitutto la sospensione temporanea dell'Ets, il sistema europeo di scambio di quote di emissioni che ha visto i prezzi salire da 6 a 86 euro per tonnellata dal periodo prebellico (discussione rimbalzata a luglio 2026). Inoltre ha chiesto l'istituzione di eurobond e di un debito comune europeo per affrontare collettivamente l'emergenza. Tuttavia, sul fronte tedesco il cancelliere Merz ha già chiarito che ci saranno modifiche al sistema, ma non un cambio radicale. Berlino, dal canto suo, non ha esitato a tornare al carbone per fronteggiare la crisi energetica.
Lo scenario complessivo si complica per molteplici fattori geopolitici e commerciali. La Russia continua a destabilizzare i flussi energetici: Viktor Orbán e Robert Fico, rispettivamente premier di Ungheria e Slovacchia, attendono ancora soluzioni al blocco dell'oleodotto deciso da Volodymyr Zelensky. Nel frattempo, le forniture di gas dal Qatar si sono arenate, l'Algeria ha alzato i prezzi e l'Europa si ritrova a corteggiare sia gli Stati Uniti che l'Azerbaigian per garantirsi nuove fonti di approvvigionamento.
Bruxelles consiglia alle nazioni di razionare il consumo di gas e di accelerare le procedure per riempire le riserve strategiche: il rischio di restare al freddo durante il prossimo inverno è tutt'altro che astratto. Tuttavia, il vero nodo rimane la mancanza di una politica industriale europea coordinata e di un vero mercato unico dell'energia, che dovrebbe decollare solo nel 2030. Nel frattempo, la decarbonizzazione procede a ritmi lenti e frammentati, lasciando l'Italia e il resto del continente esposti a shock energetici di proporzioni senza precedenti.