L'Italia possiede buone fondamenta normative per la protezione dell'ambiente, ma gli manca una struttura economica che premi veramente chi si impegna nel restauro della natura. È quanto emerso durante un incontro dell'ANSA dedicato alla rigenerazione urbana e al ripristino degli ecosistemi, dove esperti e ricercatori hanno discusso di strategie concrete per colmare il divario tra intenzioni e risultati concreti nel campo della sostenibilità.
Massimo Labra, direttore del National Biodiversity Future Center (Nbfc), il principale polo di ricerca italiano sulla biodiversità istituito dal Ministero dell'Università e della Ricerca attraverso i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, ha evidenziato come il Paese debba imparare dagli errori passati per costruire una governance più efficace. Secondo Labra, occorre sviluppare leve economiche capaci di incentivare comportamenti virtuosi: "Quello che ci ostacola è la mancanza di meccanismi che valorizzino economicamente gli sforzi di tutela ambientale."
Tra le soluzioni in sviluppo ci sono i Nature Credits, certificazioni volte a riconoscere e premiare chi preserva o restaura gli ambienti naturali. Il centro sta lavorando per definire chiaramente uno "stato zero" da cui iniziare il conteggio dei miglioramenti ambientali, utilizzando la tecnologia blockchain per garantire una trasparenza totale e garantire una tracciabilità perfetta degli investimenti. L'obiettivo è fornire una responsabilità verificabile e accrescere la fiducia nei programmi di tutela della natura.
Enrico Giovannini, direttore scientifico dell'Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS), ha sottolineato come la legislazione italiana ed europea sia attualmente orientata principalmente a scoraggiare le attività dannose attraverso disincentivi e sistemi fiscali penalizzanti. Tuttavia, manca completamente il lato positivo dell'equazione: non esiste ancora un bilancio pubblico che premi effettivamente chi restaura la natura, poiché i costi di questi interventi raramente trovano rappresentazione nei conti economici tradizionali.
La sfida è ancora più urgente guardando al futuro prossimo. Mentre i dibattiti attuali riguardano principalmente la riduzione delle emissioni climalteranti attraverso lo European Trading System (ETS), gli esperti avvertono che il prossimo step sarà l'estrazione della CO2 già presente in atmosfera. Questo richiederà un ripensamento totale della governance economica e di bilancio, capace di conferire un valore concreto e misurabile alla preservazione e al ripristino della natura, trasformandola da costo invisibile a risorsa economica tangibile.