Nel giorno successivo al risultato negativo del referendum sulla riforma costituzionale, le reazioni interne al governo seguono percorsi diversi. Mentre la maggioranza tende a minimizzare o a riversare responsabilità su altri soggetti, Fabio Rampelli sceglie un approccio più autocritico. Il deputato e vicepresidente della Camera, tra i fondatori di Fratelli d'Italia e recentemente protagonista di alcuni contrasti interni con il vertice del partito, non nasconde che qualcosa nella strategia comunicativa è andato storto.

Rampelli concentra il suo giudizio su due aspetti decisivi della campagna referendaria. In primo luogo, accusa la maggioranza di aver usato un linguaggio eccessivamente tecnico e giuridico, difficile da comprendere per l'elettore medio. Come ha dichiarato al quotidiano La Repubblica, questa scelta linguistica ha allontanato i cittadini comuni dal progetto di riforma. In secondo luogo, critica gli attacchi rivolti ai magistrati durante il dibattito pubblico, ritenendo che abbiano alimentato una climat di sfiducia e incertezza tra gli elettori, spingendoli verso una maggiore prudenza al momento del voto.

Il dirigente di FdI ricorre a un'immagine emblematica per spiegare l'esito: il cittadino medio, metaforicamente rappresentato come una persona del volgo, si è intimidito di fronte al clima di scontro e ha preferito non correre rischi. Allo stesso tempo, riconosce che l'opposizione di sinistra ha saputo abbandonare i toni accademici e ha fatto ricorso a messaggi più semplici e immediati, anche se - puntualizza Rampelli - ricorrendo frequentemente a strumenti demaghici. Questo ha permesso ai progressisti di recuperare una posizione di forza presso l'opinione pubblica, terreno che il centrodestra ha ceduto.

Sulla sostanza della riforma, Rampelli sottolinea che l'obiettivo era proprio quello di rafforzare l'indipendenza della magistratura, liberandola dal condizionamento delle correnti minoritarie e politicizzate. Secondo la sua lettura, la riforma avrebbe dovuto rendere i magistrati più efficienti e ripristinare la fiducia dell'opinione pubblica, orientandoli verso i reati di natura sociale piuttosto che verso quelli ad alto impatto mediatico. Il vicepresidente della Camera afferma che, avesse davvero rischiato di asservire il potere giudiziario alla politica, avrebbe personalmente votato contro il provvedimento.

Rampelli non trascura di analizzare anche i fattori esterni che hanno pesato sul risultato. Secondo il suo parere, i conflitti internazionali in corso hanno generato tra i giovani una paura diffusa accompagnata da una crescente ostilità verso gli Stati Uniti. La linea del governo, mantenuta dal punto di vista istituzionale, non ha saputo conquista simpatia tra le nuove generazioni. Infine, riconosce che il centrodestra continua a soffrire di significativi vuoti di consenso nelle grandi città e nelle regioni tradizionalmente legate alla sinistra, un ostacolo che la riforma non poteva risolvere da sola.