Il referendum costituzionale si conclude con una sconfitta per i sostenitori della riforma. A fornire una lettura approfondita dell'esito elettorale è l'Istituto Cattaneo, che attraverso lo studio dettagliato dei flussi di voto ha ricostruito come sia stata costruita la maggioranza del no.
Un elemento rilevante emerso dall'indagine riguarda la composizione del voto contrario alla riforma. Accanto ai tradizionali oppositori delle modifiche costituzionali, si registra una quota significativa di dissenso interno al centrodestra. Numerosi elettori storicamente fedeli alla coalizione di governo hanno scelto di votare no, segnalando una frattura nei ranghi della maggioranza parlamentare e una possibile divergenza tra leadership politica e base elettorale su questo dossier strategico.
Altrettanto rilevante è il fenomeno dei voti infedeli che emerge dal Mezzogiorno. Le regioni meridionali hanno mostrato una propensione particolare al voto contrario, anche tra quei segmenti di elettorato solitamente allineati alle posizioni del governo nazionale. Questo dato suggerisce come il referendum abbia attraversato trasversalmente i confini politici tradizionali, con motivazioni legate alla difesa della Costituzione e alle preoccupazioni circa l'impatto della riforma su aspetti quali i diritti costituzionali, le politiche sociali e l'accesso ai servizi pubblici essenziali.
L'analisi condotta dall'Istituto Cattaneo fornisce dunque una mappa precisa della geografia elettorale del dissenso, rivelando come il no sia stato sostenuto da una coalizione variegata che ha saputo aggregare sensibilità diverse intorno alla volontà di preservare l'assetto costituzionale vigente. Un risultato che impone una riflessione sulle dinamiche politiche nazionali e sulla capacità dell'opinione pubblica di esprimere posizioni indipendenti dalle appartenenze di schieramento.