La maggioranza di centrodestra non perde tempo. A soli tre giorni dalla batosta referendaria, l'Ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali della Camera ha deciso di far partire martedì 31 marzo l'esame della proposta sulla riforma della legge elettorale. L'annuncio arriva dal presidente della commissione Nazario Pagano, al termine della riunione dell'organigramma dell'assemblea legislativa.
La scelta di accelerare è strategica: abbinare alla proposta del centrodestra altre otto proposte di legge che affrontano il tema elettorale, prima di procedere con la stesura di un testo base condiviso. Un metodo consolidato che dovrebbe snellire i tempi di discussione, anche se la tempistica ha fatto storcere il naso alle opposizioni, ancora intente a commentare l'esito negativo del referendum sulla riforma costituzionale voluta dall'esecutivo.
Da sinistra arriva una critica unanime e veemente. Federico Fornaro, deputato del Partito Democratico, non usa mezzi termini: «Non hanno nemmeno il tempo di digerire la sconfitta che già ripartono con la legge elettorale. È lo stesso copione che hanno provato con la riforma sulla separazione delle carriere dei magistrati, che non ha riscosso grande successo». Il messaggio è chiaro: la destra non accetta il voto popolare e prosegue imperterrita nella propria agenda.
Anche Francesco Boccia, capogruppo dei dem al Senato, interviene a gamba tesa. Secondo il senatore romano, gli italiani hanno già fornito segnali inequivocabili respingendo il pacchetto riformatore proposto dal governo. Per questo motivo, Boccia si aspetta dai banchi della maggioranza gesti concreti di ripensamento: «Oltre al ritiro della riforma sul premierato e a quella sui ballottaggi comunali, chiediamo il ritiro immediato anche di questa proposta sulla legge elettorale». Una richiesta che suona quasi come ultimatum, palesando lo scontro ideologico di fondo sulla direzione istituzionale che il governo intende imprimere al Paese.
La vicenda rispecchia il clima di tensione politica del momento. La vittoria del no al referendum ha messo in discussione gli equilibri della maggioranza e riacceso il dibattito sulla legittimità di continuare a spingere per modifiche costituzionali senza un mandato popolare esplicito. Mentre il governo sostiene che la riforma elettorale è una conseguenza logica delle proprie priorità programmatiche, l'opposizione vi legge un tentativo di cambiare le regole del gioco per proprio vantaggio.