La situazione geopolitica in Medio Oriente torna a minacciare la stabilità energetica europea. Dopo l'attacco coordinato di Stati Uniti e Israele contro l'Iran, i mercati energetici globali sono stati nuovamente scossi, riportando l'attenzione su una vulnerabilità strutturale che l'Unione europea non ha ancora completamente risolto. Secondo gli esperti dell'Institute for European Policymaking della Bocconi, le conseguenze economiche potrebbero rivelarsi ancora più pesanti per il vecchio continente rispetto agli Stati Uniti, già autosufficienti in materia di combustibili fossili.
A quattro anni dall'invasione dell'Ucraina, l'Ue aveva lanciato il REPowerEU: una strategia ambiziosa su tre fronti, dal risparmio energetico all'aumento delle rinnovabili fino alla diversificazione dei fornitori. Su quest'ultimo versante il successo è stato tangibile. La dipendenza dal gas e dal petrolio russo è crollata in tempi record: le importazioni di greggio dalla Russia sono praticamente azzerate, mentre il gas di Mosca è stato sostituito grazie ai corridoi norvegesi e alle forniture di gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti. Kazakhstan, Norvegia e Washington sono diventati i nuovi pilastri dell'approvvigionamento europeo.
Tuttavia, questa maggiore diversificazione non ha eliminato il rischio sottostante. I combustibili fossili rimangono merci globali, soggette alle dinamiche dei mercati internazionali. L'energia che raggiunge i porti europei può essere facilmente reindirizzata verso altri mercati se la domanda e i prezzi lo richiedono. Un nuovo shock geopolitico in Medio Oriente non è quindi una minaccia lontana, ma una possibilità concreta che potrebbe colpire duramente l'economia continentale.
I numeri raccontano un'altra parte della storia: nel 2022 l'Europa ha stanziato 187 miliardi di euro per affrontare la crisi degli idrocarburi, cifra scesa a 145 miliardi nel 2023. Nel medesimo periodo, gli investimenti nella transizione verde hanno raggiunto i 100 miliardi nel 2023. Lo squilibrio tra il sostegno ai combustibili fossili e quello alle energie rinnovabili evidenzia come il REPowerEU non abbia ancora accelerato sufficientemente il passaggio verso le fonti pulite. Finché l'economia europea dipenderà da petrolio e gas, il continente resterà esposto alle turbolenze dei mercati globali e alle decisioni che prendono altri attori sulla scena internazionale.