Una professoressa senese che insegna nelle scuole superiori da oltre un decennio si è trovata intrappolata in un paradosso burocratico: il primo settembre 2025, l'ufficio scolastico l'ha cancellata dalle graduatorie per le supplenze (Gps) proprio al compimento dei 67 anni, l'età pensionabile. Il problema però è che mancavano ancora tre anni ai venti di anzianità contributiva necessari per accedere alla pensione. La donna è rimasta così sospesa nel vuoto, troppo anziana per insegnare secondo l'amministrazione, ma troppo giovane anagraficamente per smettere di lavorare.

La docente, che ha preferito restare anonima, ha deciso di ricorrere in tribunale con il sostegno della Flc Cgil. La sua battaglia ha messo in luce una chiara disparità di trattamento: i docenti assunti a tempo indeterminato possono rimanere in servizio fino a 71 anni qualora non abbiano completato i requisiti contributivi, un diritto che viene negato sistematicamente ai precari. Il Tribunale di Siena ha accolto il ricorso, stabilendo che questa norma deve applicarsi anche ai supplenti quando esista una concreta possibilità di raggiungere i venti anni di contributi entro il settantesimo anno di età. Secondo i magistrati, l'interpretazione restrittiva utilizzata finora dal ministero contrasta con i principi costituzionali e con la normativa europea.

«Mi hanno semplicemente depennata dalle liste, nonostante non avessi i requisiti per andare in pensione», racconta la insegnante a MediaLives News. «Questa esclusione rappresentava una vera e propria discriminazione. Un docente di ruolo può continuare fino a 71 anni se non ha maturato i contributi, mentre a noi precari questa possibilità veniva negata senza alcuna giustificazione logica». La sentenza le permette di tornare a insegnare e rappresenta un precedente significativo per molti colleghi che si trovano nella medesima situazione.

La decisione del tribunale evidenzia anche una criticità più ampia del sistema scolastico italiano. «Siamo già discriminati dai contratti che scadono il 30 giugno ogni anno, lasciandoci nella totale incertezza fino a settembre», sottolinea la docente. «Nel settore privato, dopo così tanti anni, di solito vieni assunto stabilmente. Nella scuola pubblica puoi restare precario indefinitamente, sottoposto a regole arbitrarie che cambiano in base all'età». Una situazione che, a 67 anni, diventa particolarmente difficile: reinventarsi professionalmente è complesso in questa fascia d'età, specialmente quando hai dedicato decenni all'insegnamento.

Il sindacato senese commenta che questa sentenza rappresenta un punto di svolta per i diritti dei lavoratori precari della scuola. La Flc Cgil sottolinea come il riconoscimento giurisprudenziale dei principi di parità di trattamento possa aprire la strada a ulteriori ricorsi simili e a una revisione delle pratiche amministrative attualmente in vigore. Nel frattempo, la professoressa di Siena può finalmente tornare a quello che ha sempre fatto: insegnare.