Bruxelles diventa teatro di una denuncia sulle dinamiche migratorie e di segregazione urbana in Europa. Il copresidente del gruppo Ecr, Nicola Procaccini, ha illustrato i risultati di una ricerca condotta dalla fondazione New Direction, che per la prima volta mapperebbe in modo sistematico quei quartieri europei dove si sarebbero consolidate comunità separate dal resto della società. Secondo Procaccini, in queste zone si sarebbero originate vere e proprie enclave sociali, determinate soprattutto dall'arrivo massiccio di migranti irregolari, che avrebbero generato quella che definisce come "città dentro le città" e "nazioni dentro le nazioni".
Lo studio fornisce esempi concreti di queste dinamiche anche nella capitale belga, dove Procaccini sostiene l'esistenza di quartieri con caratteristiche molto specifiche: insegne commerciali in lingue diverse dal francese, scuole private alternative al sistema pubblico, e presunti vincoli comportamentali per le donne nello spazio pubblico. Il copresidente del gruppo conservatore ha sottolineato che situazioni analoghe si ripeterebbero in numerose città del continente, e questa sarebbe la prima volta che un report affronterebbe il tema con questa sistematicità.
Alla presentazione bruxellese hanno partecipato anche l'eurodeputata francese Marion Maréchal e il collega svedese Charlie Weimers, entrambi esponenti della destra conservatrice europea. La scelta di condividere lo studio nel principale ateneo politico dell'Unione non è casuale: mira a inserire il fenomeno dell'immigrazione nell'agenda decisionale comunitaria.
Procaccini ha articolato una proposta in due step: il primo movimento dovrebbe riguardare il controllo rigoroso dei flussi migratori, con particolare enfasi sull'arresto dell'immigrazione non regolamentata. Il secondo livello comporterebbe invece l'attivazione di programmi di integrazione mirati, soprattutto destinati alle generazioni più giovani di immigrati, già nate in Europa. Secondo il dirigente di Fratelli d'Italia, il problema risiederebbe in un'immigrazione subita dalle comunità europee e non governata dalle istituzioni, condizione che avrebbe condotto a conseguenze che descrive come drammatiche per la coesione sociale.