Una startup milanese ha lanciato una sfida che suona quasi fantascientifica: far arrivare sistemi di riscaldamento basati su reazioni nucleari nelle abitazioni entro il 2029. Prometheus ha presentato questa roadmap durante un evento dedicato alle soluzioni nucleari innovative ospitato al Kilometro Rosso di Bergamo, come riportato dal Sole 24 Ore. Secondo le stime aziendali, esiste una probabilità del 70% di raggiungere questo obiettivo per i dispositivi termici, mentre le applicazioni per il trasporto civile e militare richiederebbero circa cinque anni.
Per comprendere il clamore suscitato da queste dichiarazioni è necessario capire il terreno su cui operano. Prometheus lavora nel settore delle LENR, acronimo che significa "Low Energy Nuclear Reactions". Questo termine ha progressivamente sostituito l'espressione "fusione fredda", ormai satura di fallimenti annunciati e promesse non mantenute. Le LENR si basano sull'idea che in determinati materiali saturi di idrogeno o deuterio possano manifestarsi fenomeni energetici anomali a energie molto inferiori a quelle previste dalla fisica nucleare tradizionale. Non si tratta di reattori a fissione convenzionali né di impianti a fusione che cerchino di replicare i processi stellari, bensì di processi che avverrebbero all'interno di strutture solide e condensate, in condizioni radicalmente diverse dal nucleare classico.
Questa discontinuità rispetto alle tecnologie nucleari consolidate spiega sia l'entusiasmo sia la diffidenza che circondano il settore. L'interesse è evidente: qualora un sistema simile producesse effettivamente più energia di quella consumata attraverso processi ordinari, comporterebbe una vera rivoluzione energetica. Il parametro chiave nel caso di Prometheus è il COP, Coefficient of Performance, che misura il rapporto tra energia termica in uscita e energia fornita in ingresso. L'azienda cita un valore di 1,5, il che significa che per ogni 100 unità energetiche immesse il sistema restituirebbe 150 unità di calore.
Lo scetticismo della comunità scientifica rimane considerevole, dato che negli ultimi decenni il campo delle LENR ha accumulato più promesse disattese che risultati verificati indipendentemente. Tuttavia, le affermazioni di Prometheus godono di una certa credibilità, anche grazie al supporto di figure istituzionali come l'ex direttore dell'ENEA. Resta da vedere se la tabella di marcia industriale presentata dall'azienda milanese riuscirà a trasformarsi in prodotti concreti e se la comunità scientifica internazionale saprà validare in modo imparziale queste tecnologie, mettendo fine a decenni di controversie.