Una giornata di assestamenti interni scuote l'esecutivo Meloni. Andrea Delmastro Delle Vedove, sottosegretario alla Giustizia, ha rassegnato le dimissioni irrevocabili nel corso di una riunione con il ministro Carlo Nordio presso il dicastero di via Arenula. Contestualmente, anche Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto dello stesso ministero, ha abbandonato il suo ruolo. Nella dichiarazione diffusa dal primo, Delmastro riconosce di aver commesso "una leggerezza" pur escludendo comportamenti scorretti, sottolineando di aver rimediato non appena consapevole dell'accaduto. La scelta viene presentata come una questione di responsabilità verso lo Stato e verso la premier.

Dalla sede del governo arriva un apprezzamento formale per le due dimissioni, ma soprattutto un messaggio inequivocabile indirizzato verso un'altra esponente dell'esecutivo: Daniela Santanchè, ministra del Turismo. Palazzo Chigi, attraverso una nota ufficiale, esorta la titolare del dicastero turístico a compiere "analoga scelta" sulla base della medesima "sensibilità istituzionale". Si tratta di un'apertura manifesta verso un'uscita che, almeno per il momento, Santanchè non ha accolto. Entourage della ministra nega problemi, ma all'interno della coalizione di governo le voci su una sua posizione traballante si moltiplicano.

La pressione su Santanchè non è casuale. L'esponente di Fratelli d'Italia si trova al centro di due procedimenti giudiziari delicati: uno in corso a Milano per presunte irregolarità nei bilanci della società Visibilia, e un'indagine per ipotesi di bancarotta. Una situazione complessa che, già nei primissimi giorni del 2025, l'aveva esposta alle critiche. Le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi, arrivate a poche ore dalla conclusione del referendum costituzionale con vittoria del fronte del No, amplificano le pressioni sul suo operato.

L'opposizione non perde tempo nel cogliere il momento. Il senatore dem Nicola Irto chiede una seduta in aula con il ministro Nordio per fare chiarezza sull'accaduto. Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Partito Democratico, parla di un gesto "tardivo ma doveroso", aggiungendo che il timing delle dimissioni, successivo al referendum, rappresenta un elemento politico di rilievo che esporrebbe la premier a ulteriori critiche sull'operato complessivo del governo.

Nel frattempo, fonti dell'esecutivo confermano all'agenzia stampa che non è al momento previsto un incontro con il capo dello Stato Mattarella e che Meloni non intende chiedere la fiducia al Parlamento, escludendo così una vera e propria crisi governativa. Tuttavia, le valutazioni su altri ministri coinvolti in procedimenti legali rimangono aperte, segnale che l'esecutivo continua a monitorare la situazione con attenzione.