Un dipinto del grande maestro comunista Renato Guttuso ha trovato una nuova collocazione negli spazi più importanti della residenza governativa italiana. Si tratta di 'La battaglia di Ponte dell'Ammiraglio', tela che immortala lo scontro tra le truppe garibaldine e le forze borboniche, ora appesa nella sala dei Galeoni di Palazzo Chigi dove il premier riceve dignitari stranieri e sottoscrive accordi internazionali.
La storia di come questo capolavoro sia arrivato nel cuore del potere esecutivo italiano è tanto curiosa quanto rivelatrice. Lo scorso ottobre, durante il vertice internazionale 'Processo di Aqaba' contro il terrorismo organizzato a Roma, Giorgia Meloni ha effettuato una rapida visita alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea. In quella occasione, ha incontrato il dipinto di Guttuso, da poco restaurato e prestato dalla Associazione Enrico Berlinguer proprio per l'esposizione temporanea della Gnam. È stato un colpo di fulmine: rientrata ai suoi uffici, la premier ha attivato le procedure per ottenere il quadro in comodato d'uso permanente.
Ciò che rende la vicenda ancora più singolare è la proprietà dell'opera. Il dipinto appartiene infatti all'Associazione Enrico Berlinguer, una struttura nata quando il Partito Democratico si costituì, incaricata di conservare e amministrare il patrimonio artistico e archivistico ereditato dai Democratici di Sinistra, a loro volta erede del Partito dei Democratici di Sinistra che raccoglieva l'eredità del vecchio Pci. La pratica burocratica per il trasferimento temporaneo dell'opera è stata seguita personalmente da Ugo Sposetti, ex senatore e presidente dell'Associazione che gestisce la collezione.
A confermare i dettagli della transazione è stato un documento amministrativo allegato al contratto di assicurazione stipulato tra Palazzo Chigi e Age Assicurazioni Enti per la copertura del capolavoro di Guttuso. Nel documento emerge chiaramente che la proprietà rimane dell'ente che raccoglie l'eredità comunista, mentre la tela è messa a disposizione della premier in regime di comodato d'uso.
La scelta suscita naturalmente interrogativi sul significato simbolico di questa operazione: un'icona dell'arte comunista italiana, creata da uno dei pittori più rappresentativi della sinistra novecentesca, ora fa da cornice agli incontri diplomatici della leader di destra più importante del Paese. Un contrasto storico che non è passato inosservato agli osservatori politici, come ha segnalato per primo il giornalista Simone Canettieri sulle colonne del Corriere della Sera. L'opera raffigura uno dei momenti cruciali della storia italiana, e ora accompagna le conversazioni internazionali nel salotto buono della Repubblica.