Nel pomeriggio del 25 marzo, poco dopo i risultati del referendum sulla riforma della giustizia, il ministro Carlo Nordio assicurava ai microfoni che il governo restava compatto e che nessuno dei suoi collaboratori avrebbe lasciato l'incarico. Dichiarazioni ripetute a più testate: al Corriere della Sera, alla Stampa e all'emittente Sky. "Non mi dimetto. La posizione di Bartolozzi non è in discussione. Delmastro chiarirà", aveva sottolineato con tono perentorio. Bastarono otto ore perché tutto cambiasse.
Quello che Nordio non sapeva è che mentre lui parlava, la premier Giorgia Meloni insieme ad Arianna Meloni e Giovanni Donzelli stava già decidendo il destino politico del suo sottosegretario Delmastro. In via della Scrofa veniva deliberato l'addio dello stesso Delmastro, senza che il ministro ne fosse informato. La scena si ripete quando Meloni telefona direttamente a Nordio per comunicargli che anche la sua capo di gabinetto Giusi Bartolozzi deve rassegnare le dimissioni. Il guardasigilli reagisce male: non solo si rifiuta di accettare la richiesta, ma minaccia di lasciare a sua volta l'incarico. Una mossa tesa a proteggere la sua stretta collaboratrice dalle pressioni del vertice governativo.
La crisi si fa concreta. Secondo quanto riportato da varie fonti stampa, se Nordio avesse abbandonato il ministero - in un contesto dove anche la ministra Daniela Santanchè risultava in bilico - il governo avrebbe rischiato una vera e propria scossa istituzionale, con possibili conseguenze sulla stabilità parlamentare e la necessità di un rimpasto ministeriale. Proprio il timore di queste conseguenze convince la premier a fare marcia indietro rispetto all'ipotesi di perdere il Guardasigilli. Nel frattempo Delmastro e Bartolozzi lasciano il loro posto.
Nell'ufficio di Nordio si svolge un incontro di oltre tre ore tra il ministro e Bartolozzi, un tentativo di persuasione o almeno di chiarimento sulle dinamiche che hanno portato alle dimissioni. Successivamente, lo staff del Guardasigilli diffonde un comunicato ufficiale alle agenzie di stampa per smentire ogni voce di sua partenza: "Resta al suo posto". Il ministro cancella un'intervista al Tg1 delle 20 e optava per il silenzio televisivo. La mediazione con l'Associazione nazionale magistrati viene affidata al viceministro Sisto, mentre la nuova capo di gabinetto è il magistrato Vittorio Corasaniti, figura di area governativa.
L'episodio fotografa una dinamica interna al governo caratterizzata da decisioni prese ai vertici senza piena consultazione dei diretti interessati, seguita da tensioni e minacce di crisi. Se da un lato Nordio ha mantenuto la poltrona, dall'altro la sua posizione all'interno dell'esecutivo ne esce ridimensionata, e l'autorevolezza del suo ministero appare messa in discussione. Nel palazzo si cominciano già a ventilare scenari ancora più radicali, inclusa l'ipotesi di elezioni anticipate.