La questione idrica in Cisgiordania rappresenta uno degli aspetti più critici dell'occupazione israeliana dei territori palestinesi. Secondo Oxfam, il controllo delle fonti d'acqua da parte di Israele e dei suoi insediamenti coloniali costituisce uno strumento di fatto per consolidare l'annessione della regione, privando sistematicamente i palestinesi dell'accesso a questa risorsa essenziale. Gli agricoltori, i pastori e le comunità beduine si trovano costantemente esclusi dalle sorgenti, che rimangono invece completamente disponibili agli abitanti degli insediamenti.

I numeri raccontano una disparità drammatica: mentre ogni colono ha accesso a 247 litri d'acqua al giorno, ai palestinesi ne vengono concessi appena 82. Una proporzione che riflette chiaramente le dinamiche di potere sul territorio. La Banca Mondiale ha stimato che questa situazione genera perdite economiche equivalenti al 10% del Pil palestinese, con circa 110mila posti di lavoro persi ogni anno nel settore agricolo. L'irrigazione raggiunge soltanto il 35% dei terreni coltivati dai palestinesi, condannando molti alla povertà e all'insicurezza alimentare.

La crisi si è ulteriormente aggravata negli ultimi mesi, con l'intensificarsi delle operazioni militari israeliane e l'apertura di un nuovo fronte in Libano. L'esercito israeliano ha imposto una chiusura generale in Cisgiordania, con posti di controllo, cordoni militari e restrizioni ai movimenti. Oxfam segnala che oltre 37mila persone sono state sfollate, cifra tra le più alte mai registrate in questa regione. Nelle aree rurali meridionali, in particolare nella provincia di Hebron, l'espansione degli insediamenti e la confisca sistematica delle infrastrutture idriche hanno creato condizioni umanitarie gravissime: oltre il 50% delle famiglie beduine vive in insicurezza alimentare moderata o severa, con tassi di disoccupazione elevatissimi.

L'organizzazione umanitaria denota ulteriori preoccupazioni riguardanti il Libano, dove più di un milione di persone sono state costrette a lasciare le proprie case. Oxfam accusa Israele di distruggere intenzionalmente le infrastrutture idriche libanesi con le medesime modalità già sperimentate a Gaza, considerando questa tattica una forma di guerra attraverso la privazione di risorse vitali. La strategia di negare l'accesso all'acqua alle popolazioni civili rappresenterebbe, secondo l'ong, un tentativo di sottomissione attraverso la sofferenza collettiva, un approccio che viola i principi del diritto umanitario internazionale e aggrava ulteriormente la crisi umanitaria in corso nel Medio Oriente.