Washington rilancia sul dossier nucleare iraniano con una proposta ambiziosa articolata in quindici punti, secondo quanto rivelato dall'emittente israeliana Channel 12. L'amministrazione americana chiede a Teheran il completo smantellamento delle capacità atomiche già sviluppate, la rinuncia perpetua a qualsiasi programma di armamento nucleare e l'eliminazione di tutto il materiale arricchito dal territorio iraniano. Gli impianti cruciali di Natanz, Isfahan e Fordow sarebbero smantellati e distrutti sotto controllo internazionale, mentre l'Agenzia internazionale per l'energia atomica otterrebbe accesso illimitato a ogni informazione sui programmi atomici all'interno dei confini nazionali iraniani.

In cambio, Washington offre incentivi economici significativi: la revoca totale delle sanzioni internazionali, l'eliminazione della clausola di snapback che consentirebbe il ripristino automatico delle restrizioni, e l'assistenza americana per sviluppare un progetto nucleare civile a Bushehr dedicato esclusivamente alla produzione di energia elettrica. Per quanto riguarda il programma missilistico balistico, l'accordo prevede limitazioni sul numero, la gittata e l'utilizzo futuro esclusivamente difensivo, con i dettagli da definire nelle fasi successive della negoziazione.

La proposta include inoltre una richiesta radicale in ambito geopolitico: Teheran dovrebbe abbandonare la strategia dei proxy nel Medio Oriente, cessando il finanziamento e l'armamento delle milizie irregolari. Lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale del commercio petrolifero mondiale, rimane centrale negli accordi: le parti si impegnerebbero a mantenere il passaggio aperto e libero da blocchi, garantendo stabilità economica globale.

La risposta iraniana arriva acida e sarcastica. Le autorità di Teheran, secondo quanto riferito dai media locali, deridono l'offerta americana definendola una negoziazione «con sé stessi», sottolineando che Washington si troverebbe in una posizione così fragilizzata da doversi accontentare. Inoltre, i rappresentanti iraniani esprimono contrarietà sui negoziatori statunitensi designati, preferendo trattare direttamente con il segretario di Stato Vance piuttosto che con i negoziatori Witkoff e Kushner. Il Wall Street Journal riferisce intanto che Teheran considera le richieste americane completamente irrealistiche e non proporzionate ai benefici offerti.

Sullo sfondo di queste trattative complesse, continua il conflitto nella regione: nove persone hanno perso la vita in un raid aereo nel territorio libanese, aggiungendo ulteriore tensione a una situazione già critica. I negoziati rappresentano il tentativo più strutturato dell'amministrazione Trump di risolvere il dossier nucleare iraniano, ma la distanza tra le posizioni rimane considerevole e le prospettive di successo appaiono al momento incerte.