Prende forma concretamente la collaborazione fra Italia e Svizzera nell'indagine sulla strage di Crans-Montana. I magistrati romani si trovano in questi giorni a Sion per setacciare i fascicoli dell'inchiesta elvetica e individuare quali elementi possono alimentare il procedimento aperto presso il tribunale di piazzale Clodio, dove si contestano disastro colposo, omicidio colposo e lesioni a seguito della morte di 41 persone, fra cui sei giovani italiani travolti dalle fiamme nella notte di Capodanno 2013.
Questo primo vertice operativo fra gli inquirenti dei due Paesi rappresenta l'implementazione della «cooperazione rafforzata» annunciata lo scorso 19 febbraio durante l'incontro fra il capo della procura romana Francesco Lo Voi e la procuratrice generale del Vallese Béatrice Pilloud. Si tratta di un'assistenza giudiziaria che tuttavia non configura ancora quella squadra investigativa mista che la presidente Giorgia Meloni aveva auspicato a fine gennaio, ipotizzando sinergie più profonde fra le due magistrature. L'evoluzione di questo partenariato avrà ripercussioni significative anche sul piano diplomatico: dal suo andamento dipenderà la possibilità di normalizzare i rapporti fra Roma e Berna e il rientro dell'ambasciatore Gian Lorenzo Cornado, richiamato a Roma dal 24 gennaio.
Mentre i pm romani, accompagnati da esperti della polizia scientifica e dei vigili del fuoco italiani, conducono la loro missione svizzera, gli inquirenti locali hanno intensificato gli accertamenti. Fra gli elementi più rilevanti spicca un video della durata di 31 secondi, registrato dalle telecamere di sicurezza interne del locale. Le immagini mostrano che alle 1.26 di quella notte un dipendente aperse l'uscita di emergenza situata al piano terreno per permettere l'ingresso di una persona che successivamente avrebbe azionato il chiavistello bloccandola. Pochi attimi dopo vennero accese le candele pirotecniche attaccate alle bottiglie di champagne, con una di esse che innescò l'incendio nel rivestimento in schiuma infiammabile del soffitto.
La questione del blocco della porta di sicurezza rimane uno dei nodi più delicati dell'indagine. Jessica Moretti, proprietaria del locale insieme al marito Jacques, ha sempre affermato che quello accesso era destinato al passaggio del personale e non doveva mai essere serrato. Il buttafuori in turno quella notte avrebbe invece fornito una versione opposta. I magistrati sperano di chiarire questa dinamica anche attraverso l'interrogatorio di Rozerin Ozkaytan, la fotografa che si trovava dentro il Constellation e che dopo settimane di coma è riemersa dalla perdita di coscienza. La sua testimonianza, programmata per questa settimana, potrebbe fornire dettagli decisivi sulla sequenza degli eventi che precedettero il rogo. Il fascicolo svizzero, che supera le 3.500 pagine, costituisce una miniera di informazioni ancora in parte inesplorate dai giudici italiani.