La guerra della Ue alla plastica entra in una nuova fase. Dopo aver regolamentato le bottiglie, Bruxelles punta ora ai piccolissimi contenitori di shampoo, bagnoschiuma e sapone che da decenni affollano gli scaffali dei bagni d'albergo di mezzo mondo. Con un provvedimento che entrerà in vigore il 12 agosto 2026, l'Unione europea accelera il processo di dismissione dei prodotti monouso, tracciando una roadmap precisa verso un futuro senza plastica superflua. L'obiettivo resta dichiarato: ridurre drasticamente la produzione di rifiuti plastici e incentivare il ricorso a soluzioni sostenibili nel settore alberghiero e della ristorazione.
Il cronoprogramma europeo è articolato in fasi successive. Il prossimo agosto segnerà l'inizio con l'introduzione di controlli più rigorosi sui cosiddetti Pfas, sostanze chimiche utilizzate negli imballaggi alimentari che destano crescenti preoccupazioni per la salute pubblica. L'attenzione si concentrerà sulla trasparenza delle etichette e sulla sicurezza di ciò che finisce sulle tavole dei consumatori europei.
Tra il 2027 e il 2028 arriveranno le novità nel segmento del delivery e dell'asporto. I locali dovranno consentire ai clienti di portare contenitori propri senza costi aggiuntivi, e dal febbraio 2028 diventerà obbligatorio offrire anche la possibilità di utilizzare packaging riciclabile. Un cambio di paradigma che trasformerà il rapporto tra esercenti e consumatori.
Il traguardo finale coincide con il primo gennaio 2030, data a partire dalla quale scomparirà completamente dal mercato una vasta gamma di confezioni monouso: dai flaconcini di shampoo alle bustine monodose di condimenti, fino a tutti i prodotti da bagno confezionati singolarmente. Al loro posto, gli alberghi e i ristoranti dovranno installare dispenser ricaricabili, una soluzione che riduce drasticamente lo spreco e i costi di gestione nel lungo termine.
L'iniziativa si iscrive nella strategia più ampia dell'Europa verso l'economia circolare, una sfida affrontata con determinazione dalle istituzioni comunitarie. Se da un lato i costi iniziali per le aziende della ricezione turistica saranno significativi, dall'altro il mercato sta già adeguandosi con soluzioni innovative. Le grandi catene alberghiere hanno già cominciato a testare sistemi di erogazione sfuso, mentre le piccole strutture attendono chiarimenti su incentivi e deroghe.