Romano Prodi non usa mezzi termini nel giudicare l'esito referendario che ha visto il governo Meloni soccombere nella proposta di riforma costituzionale della giustizia. In un'intervista concessa a La Repubblica, l'ex premier descrive la débâcle come «pesante e certificata dai numeri», sottolineando come lo scarto di due milioni di voti rappresenti «un'enormità» considerando che la riforma era stata presentata come blindata, senza un reale dibattito parlamentare preliminare. Ancora più significativo è il fatto che Meloni abbia messo personalmente la faccia nella campagna conclusiva, comparendo in trasmissioni televisive e negli spot elettorali con la scheda in mano.
Secondo Prodi, il verdetto delle urne avrà conseguenze durature sull'amministrazione di governo. «Da qui fino alle elezioni del 2027, questo esecutivo entrerà in una fase di consumazione progressiva», sostiene l'ex capo di governo. La riflessione di Prodi si estende anche alla credibilità internazionale dell'Italia: critica l'assenza di qualsiasi obiezione formale da parte di Meloni alle scelte unilaterali della Casa Bianca, mentre altri leader europei si sono almeno permessi di contattare Washington per discutere.
Sulla prospettiva del centrosinistra, Prodi riconosce la visione di Elly Schlein riguardo a una maggioranza alternativa emersa dalle urne, ma mette in guardia da ingenuità organizzative. «La vittoria referendaria non basta: quella coalizione deve essere conquistata mediante proposte concrete e visioni programmatiche», sottolinea. L'ex premier ammette di non essere contrario alle primarie, avendole promosse per primo nel panorama politico italiano, ma contesta il tempismo: «Le primarie trovano senso alla conclusione di un percorso costruttivo, non al suo inizio».
Prodi invita il Partito democratico a una fase preliminare di ascolto e confronto con la società civile. Sanità, salari, riforma della giustizia: questi i temi su cui si aspetta che la sinistra costruisca una piattaforma credibile. «Bisogna istituire tavoli di esperti, coinvolgere le parti sociali, e solo dopo sintetizzare una proposta che, pur non accontentando tutti, presenti una visione chiara e soluzioni concrete», spiega. Cruciale, per Prodi, che il Pd sappia includere anche la componente riformista nel proprio orizzonte politico, allargando lo sguardo oltre i confini tradizionali. Solo così, a suo avviso, il centrosinistra potrà arrivare preparato e competitivo all'appuntamento del 2027.