Contate nella notte, quando la strada diventa ancora più crudele e il freddo non perdona. È così che l'Istat ha portato alla luce una realtà sommersa: circa diecimila persone che vivono negli interstizi delle nostre città, dormendo sotto i ponti, nelle stazioni, nei parchi o – se fortunate – nei dormitori pubblici. Dal 26 al 28 gennaio 2026, centinaia di volontari coordinati dalla Federazione italiana organismi per le persone senza dimora hanno condotto un censimento senza precedenti in 14 metropoli italiane, dalla Lombardia alla Sicilia. Un'operazione che vuole trasformare gli invisibili in persone conteggiate, in statistiche che raccontano storie vere.
I numeri confermano una geografia della marginalità concentrata nel Centro-Nord. Roma guida la graduatoria con 2.621 senza dimora, di cui quasi la metà – 1.299 – dorme in strada anziché in strutture. Milano segue con 1.641 persone (601 in strada), Torino con 1.036 (372 in strada) e Napoli con 1.029 (566 in strada). All'opposto, Reggio Calabria registra il dato più basso con appena 31 persone, mentre Messina ne conta 129 e Catania 218. Complessivamente, il 55% dei censiti trova rifugio nelle strutture di accoglienza notturna – appena seimila posti disponibili in tutta Italia – mentre il restante 45% rimane completamente esposto alle intemperie e ai pericoli della strada.
Ciò che colpisce è la composizione demografica di questa popolazione invisibile. Le donne rappresentano una minoranza preoccupante, costituendo il 21% circa delle persone accolte in strutture e il 12% di chi dorme all'aperto: una disparità che cela probabilmente situazioni di violenza e abuso ancora più nascoste. Ancora più allarmante è la presenza massiccia di giovani tra i 15 e i 30 anni, che sfida lo stereotipo dell'homeless anziano e solitario. Accanto a loro, una quota significativa di stranieri – oltre due terzi nelle strutture – racconta di migrazioni disperate concluse nel fallimento economico e sociale.
Lo studio, intitolato emblematicamente "Tutti contano", non si è limitato a registrare presenze: ha intervistato questi uomini e donne per comprendere i percorsi che conducono dalla povertà estrema alla strada. Le cause si intrecciano: perdita del lavoro, crisi familiari, malattie, dipendenze, esclusione dal mercato abitativo. Non è una caduta repentina, ma spesso una lenta erosione dei diritti. L'indagine rappresenta un primo passo concreto verso il riconoscimento ufficiale di chi, materialmente, non ha dove posare la testa.
Il censimento arriva in un momento particolarmente drammatico: proprio durante la raccolta dati, a Genova è stato trovato morto Gregory, un uomo di 65 anni che viveva in strada, mentre i volontari distribuivano coperte e pasti caldi nelle notti più gelide. Una morte che incarna il fallimento collettivo nel garantire dignità anche ai più fragili. I dati dell'Istat dovranno ora trasformarsi in politiche concrete, perché contare gli invisibili ha senso solo se il conteggio conduce a scelte che restituiscono loro il diritto a un'abitazione e una comunità.