Il 23 marzo 2026 rappresenta un punto di svolta nella storia politica italiana e un momento di profonda consapevolezza personale per Chiara Piana, autrice di una riflessione condivisa su queste pagine. La data si iscrive nel solco della precedente consultazione referendaria del 4 dicembre 2016, quando gli elettori italiani respinsero in massa il progetto renzista di riforma costituzionale, determinandone il declino politico. A distanza di quasi dieci anni, il Paese si è di nuovo mobilitato per proteggere i fondamenti della propria democrazia, e questa volta Piana ha potuto partecipare attivamente con il proprio voto, cosa che le era preclusa nel 2016 per limiti anagrafici.

Ciò che sorprende nel risultato referendario non è solo la massiccia partecipazione al voto, ma soprattutto la capacità dimostrata dall'Italia di risvegliarsi da una sorta di letargo civico e politico quando si tratta di preservare la Costituzione della Repubblica. Significativo il fatto che molti cittadini, completamente disillusi dalle dinamiche partitiche tradizionali, abbiano comunque deciso di esprimere il proprio voto per tutelare la Carta. Questo fenomeno suggerisce che esiste un livello più profondo di consapevolezza civica, capace di prevalere anche sulla sfiducia istituzionale generalizzata che caratterizza la contemporaneità.

La giovane elettrice non nasconde la propria soddisfazione nel commentare l'approccio della campagna referendaria dei promotori del «Sì». A suo giudizio, quella coalizione ha fondato l'intera strategia comunicativa su un linguaggio carico di astio, costruendo narrazioni polarizzate contro la magistratura e alimentando un sentimento di rivalsa nei confronti della categoria giudiziaria. Secondo Piana, gli argomenti pro-riforma si sono spinti fino al vilipendio istituzionale, sottovalutando la capacità critica dei cittadini, come ironicamente ha sottolineato il duo comico Ficarra e Picone durante un evento pubblico.

Un elemento centrale nella riflessione di Piana riguarda il significato morale della magistratura italiana nella storia contemporanea. La memoria di figure come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rocco Chinnici, Pio La Torre, Terranova e Occorsio rappresenta un patrimonio di sacrificio e dedizione ai principi costituzionali che non poteva essere obliterato da una campagna caratterizzata da violenza retorica. Definire i magistrati come «plotoni di esecuzione», sostiene l'autrice, rappresenta un'offesa che tocca la dignità di coloro che hanno dato la vita per la democrazia italiana.

Al di là della dichiarata soddisfazione personale, il messaggio che Piana indirizza all'opposizione politica è chiaro: il Paese, sebbene disgustato dalla politica tradizionale, rimane fermamente ancorato ai valori costituzionali. Il referendum ha dimostrato che quando vengono messi in discussione i fondamenti della Repubblica, gli italiani trovano il coraggio di riscuotersi. Tuttavia, la sfida futura per le forze politiche, in vista delle elezioni del 2027, sarà quella di rigenerare la fiducia civica e riportare i cittadini alle urne per questioni di gestione ordinaria dello Stato, non soltanto di difesa istituzionale d'emergenza.