Lo stallo tra Washington e Teheran si fa sempre più palese. Mentre i funzionari americani sostengono di essere impegnati in colloqui costruttivi verso un possibile cessate il fuoco e persino un incontro in Pakistan, l'Iran sceglie il linguaggio della provocazione. Un portavoce militare della Repubblica islamica ha pubblicamente deriso gli sforzi diplomatici statunitensi, negando categoricamente qualsiasi coinvolgimento in negoziati ufficiali con gli Stati Uniti.

Secondo due funzionari pakistani che hanno parlato in forma anonima all'Associated Press, gli americani avrebbero presentato un articolato piano in 15 punti destinato a sbloccare il conflitto. La proposta affronta questioni cruciali per entrambe le parti: il progressivo allentamento delle sanzioni internazionali, la ripresa della cooperazione nel settore nucleare civile, la riduzione dei programmi nucleari iraniani sotto il monitoraggio dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica, limiti significativi ai missili balistici e garanzie sulla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, snodo strategico del commercio mondiale.

Ma la diplomazia sembra non trovare spazio tra gli echi delle armi. Nella notte tra il 24 e il 25 marzo, l'Iran ha lanciato una nuova raffica di missili contro Israele e le posizioni militari americane nel Golfo Persico. In parallelo, droni iraniani hanno colpito con precisione un importante deposito di carburante in Kuwait, causando danni significativi. Gli attacchi rappresentano un chiaro messaggio: Teheran non intende moderare la propria postura bellica nonostante le trattative in corso.

La mossa del Pentagono di schierare mille paracadutisti verso il Medio Oriente, resa nota nelle ultime ore, sottolinea come Washington stia preparandosi a uno scenario di escalation piuttosto che di de-escalation. Le richieste iraniane, secondo l'analisi di media internazionali, sarebbero giudicate come eccessivamente ambiziose e difficilmente conciliabili con i margini negoziali reali, tracciando il quadro di una distanza ancora abissale tra le parti.