Abel Ortiz ha scelto di lasciare il suo passato americano alle spalle. Il 38enne, nato in Messico ma trasferitosi a Los Angeles quando aveva appena due mesi, ha deciso di auto-espellersi dagli Stati Uniti il 4 agosto 2025, rinunciando a una vita che aveva costruito faticosamente nel corso di quasi quattro decenni. La sua decisione avviene in un contesto dove nuovi programmi federali incentivano gli immigrati senza documenti a lasciare volontariamente il Paese, offrendo voli gratuiti e bonus economici fino a 2.600 dollari.
Artifice di questa scelta è stata una piattaforma digitale promossa dall'amministrazione Trump che facilita i rimpatri volontari. Tuttavia, la storia di Ortiz è tutt'altro che semplice. Arrivato bambino negli Usa con genitori che fuggivano dalla povertà messicana in cerca di opportunità, il suo viaggio verso nord era stato straziante: il neonato era giunto così disidratato da richiedere un ricovero ospedaliero. Nonostante questa infanzia difficile, Abel aveva trovato una forma di stabilità: insieme alla sua migliore amica di liceo, Regina, aveva fondato un prospero salone di parrucchiera a Los Angeles denominato LuXcy. Disponeva di una casa, una cerchia affiatata di conoscenti e un reddito dignitoso.
Ma la sua condizione legale era rimasta precaria. Sebbene potesse teoricamente beneficiare del Deferred Action for Childhood Arrivals (DACA), un programma federale che protegge i minori immigrati irregolari garantendogli differimento dell'espulsione rinnovabile ogni due anni e permessi di lavoro, una condanna per frode con carta di credito ricevuta durante l'adolescenza lo aveva reso ineleggibile per questa tutela. Inoltre, come confessò ai genitori a tredici anni, Abel è gay: un elemento che ha ulteriormente complicato la sua ricerca di appartenenza in un Paese dove, pur vivendo da quasi quattro decenni, non poteva mai considerarsi completamente al sicuro.
Un documentario diffuso dal quotidiano britannico The Guardian cattura gli ultimi giorni della sua permanenza americana, mostrando il volto umano dietro le statistiche migratorie. Mentre guidava verso il confine che lo separerebbe per sempre dalla sua vita precedente, Ortiz doveva affrontare una realtà angosciante: non sapeva se avrebbe mai potuto tornare. La tranquillità interna che per così lungo tempo gli era sfuggita, nonostante i successi materiali, lo ha spinto infine verso questa soluzione estrema. La sua scelta rappresenta un simbolo della situazione in cui si trovano milioni di immigrati negli Stati Uniti, intrappolati tra una vita costruita con fatica e un'incertezza legale che non consente mai di riposare veramente.