Nel territorio che dovrebbe rappresentare la sua roccaforte, Carlo Nordio si ritrova inaspettatamente solo. Il ministro della Giustizia ha subito un netto ridimensionamento del consenso nel Veneto in occasione del recente referendum costituzionale, con perdite significative rispetto alle ultime competizioni elettorali.

La debacle è particolarmente severa se si considerano i numeri: ben 400mila elettori hanno voltato le spalle rispetto al voto delle scorse politiche. Un fenomeno che si è manifestato trasversalmente, coinvolgendo anche i fedeli sostenitori della Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia, teoricamente alleati della coalizione governativa. La dinamica rivela fratture profonde all'interno della maggioranza, almeno in questa regione strategica.

I dati geografici confermano l'entità del problema. Dei principali capoluoghi veneti, soltanto Verona e Rovigo hanno mantenuto una lealtà verso le posizioni del governo sulla consultazione referendaria. Tutti gli altri, incluse città tradizionalmente conservatrici, hanno registrato uno scostamento notevole dalle aspettative della coalizione.

L'episodio pone interrogativi significativi sulla solidità della coalizione di governo e, soprattutto, sul peso politico di Nordio come interprete dei valori che caratterizzano il centrodestra veneto. Se il ministro decidesse di resistere in incarico nonostante questa sconfitta personale, il rischio è quello di consolidare un'immagine di sconfitta che ricadrebbe inevitabilmente sulla premier Giorgia Meloni, già alle prese con altre difficoltà nel gestire equilibri interni dell'alleanza.