L'esito del referendum sulla magistratura ha stupito gli osservatori sia per l'ampiezza della partecipazione popolare sia per la chiara sconfitta del progetto di riforma della destra, che mirava a ridimensionare il ruolo dei magistrati e alterare l'equilibrio tra i poteri dello Stato. Il distacco di due milioni di voti rappresenta una bocciatura netta di un disegno che, secondo i critici, avrebbe minato i fondamenti dell'ordine costituzionale italiano.
Questa vittoria del No si iscrive in una tradizione di grandi momenti referendari nella storia recente del Paese. Il precedente più significativo risale al 1974, quando gli italiani respinsero il tentativo della Democrazia Cristiana di abrogare la legge sul divorzio, segnando una svolta culturale decisiva. Nel 2011, un altro referendum cruciale difese l'acqua pubblica dalla privatizzazione, superando il quorum quando nessuno se l'aspettava – sebbene l'esito fosse poi aggirato con scappatoie normative.
Ciò che caratterizza queste tre battaglie referendarie è il ruolo centrale giocato dalla società civile organizzata, ben al di là delle semplici divisioni partisan. In questa occasione, la Cgil ha coordinato le principali associazioni costituzionali – Anpi, Arci, Libera e Acli fra le altre – creando un comitato unitario. Parallelamente, hanno operato numerose realtà autonome: il comitato «Giusto dire No» nato dall'interno dell'Associazione Nazionale Magistrati, che ha raccolto migliaia di adesioni di cittadini comuni; un fronte compatto di avvocati contrari alla riforma; decine di movimenti giovanili che si sono dimostrati decisivi nel mobilitare le generazioni più giovani.
La destra ha cercato di isolare queste voci critiche con accuse severe, ma il tentativo si è rivelato inefficace. Le analisi dei flussi elettorali confermano che il voto dei giovani è stato determinante nel conseguimento della vittoria, dimostrando come la mobilitazione della società civile abbia saputo coinvolgere trasversalmente l'opinione pubblica.
Secondo gli osservatori, il risultato apre una nuova fase della storia politica italiana ancora ricca di incertezze. La mobilitazione della società civile – manifestatasi con questa chiarezza e questa energia – sarà probabilmente necessaria ancora nei mesi e negli anni a venire, poiché le sfide costituzionali rimangono aperte e nulla è scontato nel confronto politico che continuerà.