La crisi nel Medio Oriente entra in una nuova fase con il blocco totale dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Ismail Baghaei ha annunciato il divieto di transito alle navi statunitensi, israeliane e di tutti i Paesi che supportano gli attacchi contro l'Iran. Secondo i dati di monitoraggio geolocalizzato, il blocco sta interessando il 95 per cento del traffico marittimo in transito. Lo Stretto di Hormuz rappresenta un'arteria cruciale per l'economia globale, poiché consente il passaggio di circa un quinto delle esportazioni petrolifere mondiali.

Intanto prosegue lo scambio di colpi su scala massiccia tra le parti. L'aviazione israeliana ha nuovamente colpito Teheran con raid aerei, mentre i Corpi delle Guardie della Rivoluzione iraniani hanno lanciato missili contro obiettivi in Israele e presso le basi americane nella regione. Droni iraniani hanno inoltre raggiunto un deposito di carburante in Kuwait, elevando il livello di escalation in un conflitto già in corso da quasi un mese. Gli Stati Uniti hanno risposto dispiegando unità di paracadutisti sul teatro operativo.

Sul fronte diplomatico, gli americani hanno trasmesso a Teheran una proposta articolata in quindici punti per arrestare le ostilità, secondo quanto riportato da fonti pakistane all'agenzia Associated Press. Il piano include concessioni significative come l'allentamento delle sanzioni economiche, la riapertura della cooperazione nel settore nucleare civile, il ridimensionamento del programma nucleare iraniano con controlli dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica e limitazioni al programma missilistico di Teheran.

Tuttavia, i mediatori internazionali ritengono che la risposta iraniana contenga rivendicazioni irrealistiche e non negoziabili. Teheran ha colto l'occasione per criticare duramente Donald Trump, accusandolo di condurre i negoziati in solitudine senza il supporto di alleati europei o internazionali. La mossa rappresenta un tentativo di isolare ulteriormente la posizione americana nel contesto globale.

Intanto, i leader europei esprimono grave preoccupazione per l'evoluzione del conflitto. Il Primo Ministro spagnolo Pedro Sánchez ha dichiarato ai parlamentari di Madrid che la situazione attuale è "di gran lunga peggiore" rispetto alla guerra in Iraq del 2003, sottolineando il potenziale di conseguenze devastanti sia per la regione che per l'equilibrio geopolitico mondiale. La comunità internazionale osserva con ansia gli sviluppi di una crisi che mostra pochi segni di de-escalation.