L'ipotesi di una fusione tra Poste Italiane e Tim, che porterebbe alla creazione di un gigante da oltre 30 miliardi di capitalizzazione e quasi 27 miliardi di ricavi, rappresenta un momento cruciale per le infrastrutture critiche nazionali. L'operazione, guidata dall'amministratore delegato di Poste Matteo Del Fante, mira a raggiungere il controllo del 66,67% di Tim, con conseguente delisting dalla Borsa italiana. Trenta anni dopo la privatizzazione dell'allora Telecom, lo Stato tornerebbe dunque a essere azionista di rilievo in un settore strategico.
A sostegno di questa mossa interviene Franco Bassanini, figura di spicco dell'establishment economico italiano che ha ricoperto il ruolo di ministro nel governo Prodi, presidente di Cassa Depositi e Prestiti dal 2010 al 2015 e guida di Open Fiber fino al 2021. Secondo Bassanini, la partecipazione pubblica nel settore delle telecomunicazioni non rappresenta affatto un ostacolo al consolidamento industriale. Anzi: negli anni Novanta, quando l'Italia procedette alla privatizzazione di Telecom, il Paese sottovalutò la necessità imminente di investimenti massicci che solo un azionista solido e ben capitalizzato, come lo Stato, avrebbe potuto garantire nel lungo periodo.
La prospettiva italiana emerge dalla lettura di quanto accade negli altri principali Paesi europei. La Francia mantiene una partecipazione del 23% in Orange, la Germania controlla il 32% di Deutsche Telekom, mentre la Spagna è rientrata in Telefonica con una quota del 10% dopo esserne precedentemente uscita. Questi esempi dimostrano che la proprietà pubblica nelle telecomunicazioni è tutt'altro che anacronistica nel continente, e anzi risponde a logiche di controllo delle infrastrutture critiche sempre più rilevanti.
L'operazione Poste-Tim rappresenta quindi il primo passo verso un consolidamento del settore che in Italia risulta particolarmente frammentato rispetto al resto d'Europa, dove ancora operano oltre 100 provider mobili distinti. Questa polverizzazione ha storicamente compresso i margini di profitto e i ricavi dei singoli operatori. Del Fante ha architettato una strategia che punta a creare un campione nazionale capace di competere su scala globale, mantenendo al contempo un presidio pubblico su un'infrastruttura essenziale per la sicurezza e lo sviluppo del Paese.
Tuttavia, l'ultima parola spetta al mercato. Finora Piazza Affari ha inviato segnali contrastanti sulla concretizzabilità dell'operazione attraverso un'offerta pubblica di acquisto e scambio. I prossimi mesi determineranno se l'Italia riuscirà a realizzare una scelta che, secondo gli esperti, rappresenterebbe un allineamento alle migliori pratiche internazionali di gestione delle infrastrutture strategiche nazionali.