La guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran getta un'ombra pesante sull'economia italiana. Confindustria ha presentato oggi a Roma le sue previsioni per il prossimo biennio, e il quadro è tutt'altro che rassicurante. Al centro dell'analisi dell'associazione industriale c'è un elemento di estrema incertezza: nessuno sa ancora quando e come si concluderà il conflitto nel Golfo Persico, con il conseguente blocco dello Stretto di Hormuz che minaccia i rifornimenti energetici mondiali. Per questo motivo, gli economisti del Centro Studi di Confindustria hanno elaborato non una, ma ben tre diversi scenari possibili.
Il primo scenario, quello che si realizzerebbe con una conclusione della guerra entro marzo, prevede per l'Italia una crescita del Pil dello 0,5% nel 2026 e dello 0,6% nel 2027: cifre deboli, inferiori di 0,2 punti alle stime di ottobre. Nel secondo caso, qualora il conflitto si protragga fino a giugno, il quadro peggiora significativamente con un Pil attestato a zero nel 2026 e un timido +0,1% l'anno seguente. Nello scenario più cupo, con una guerra che si trascina fino alla fine dell'anno, l'Italia scenderebbe direttamente in recessione con un Pil negativo dello 0,7% nel 2026 e dello 0,1% nel 2027. Gli esperti avvertono che lo scenario base è esposto a consistenti rischi di ulteriore peggioramento, mentre le ipotesi più ottimistiche rimangono comunque tutt'altro che certe.
Un dato positivo riguarda i conti pubblici: secondo le valutazioni di Confindustria, il deficit scenderà al di sotto della soglia critica del 3%, attestandosi al 2,8% nel 2026 e al 2,7% nel 2027. Questo margine di manovra consentirebbe al governo di mettere in campo misure di sostegno all'economia in autunno, piuttosto che limitarsi a correzioni al ribasso. L'uscita dalla procedura europea per disavanzo eccessivo appare dunque possibile. Tuttavia, l'associazione industriale sollecita l'esecutivo e le istituzioni europee a prepararsi fin da subito con strumenti straordinari di supporto a imprese e famiglie.
Il vero punto critico resta l'energia. Le aziende italiane già oggi pagano l'elettricità con una sovrapprezzo di circa il 30% rispetto ai competitor europei, un handicap competitivo che si accentuerebbe ulteriormente in caso di crisi prolungata. A questo si aggiunge un altro elemento di preoccupazione: la Cina continua a utilizzare un approccio doppio sulle esportazioni, mantenendo una pressione costante sui prezzi e sulla domanda globale. Il presidente Orsini di Confindustria chiede all'Europa di attrezzarsi adeguatamente, sottolineando la necessità di riprendere in mano strumenti come gli eurobond per fronteggiare eventuali shock economici. La questione della difesa europea emerge altresì come cruciale sullo sfondo di questa analisi geopolitica ed economica.