In vista delle festivities pasquali, quando le tavole italiane si riempiono di specialità ittiche, un'importante coalizione di associazioni per i diritti degli animali accende i riflettori su una pratica commerciale ancora molto diffusa: la vendita di crostacei vivi. Otto realtà del settore—Ali, Animal Equality, Ciwf, Enpa, Essere Animali, Lav, Leal e Oipa—hanno unito le forze per lanciare la campagna "Dalla parte dei crostacei", con l'intento di modificare le legislazioni europee e sensibilizzare cittadini e operatori del settore ristorazione.

Al cuore della battaglia c'è una rivendicazione scientifica e etica: astici, granchi e aragoste devono essere riconosciuti come esseri senzienti, capaci di provare dolore e paura. Secondo le associazioni, la pratica di esibire e vendere questi animali ancora vivi—esposti in banchi ghiacciati o vasche d'acqua—causa sofferenze documentate e ingiustificate. Durante il trasporto e la manipolazione ripetuta nei punti vendita, gli animali subiscono stress significativo, aggravato dalle chele legate che impediscono qualsiasi tentativo di autodifesa o fuga. "Anche i duri soffrono" è il messaggio provocatorio della campagna, che sfida il pregiudizio comune secondo cui una corazza rigida protegga da sensazioni di dolore.

Un mito culinario ampiamente diffuso sostiene che la cottura di un crostaceo vivo garantisca maggiore freschezza e sapore superiore rispetto agli esemplari già morti al momento della preparazione. Le organizzazioni smontano questa convinzione, sottolineando che pesci e crostacei deceduti ma opportunamente conservati arrivano in tavola altrettanto freschi, senza il costo umano—o piuttosto animale—del terrore e della sofferenza. La coalizione invita dunque consumatori e chef a ripensare le proprie scelte, non rinunciando al piacere della cucina di mare, ma facendo arrivare il prodotto nel piatto con una storia meno crudele.

La strategia della campagna non punta al veganesimo forzato, bensì a una consapevolezza maggiore. Manifesti, iniziative nei bar e nei ristoranti, e azioni nei luoghi di lavoro cercheranno di raggiungere il grande pubblico con un messaggio di coesistenza: tradizione culinaria e rispetto animale non devono necessariamente entrare in conflitto. I dati supportano questo approccio: secondo un sondaggio commissionato proprio dalla coalizione, il 60% degli italiani già dimostra sensibilità verso il benessere degli animali destinati al consumo alimentare.

La Pasqua 2026 potrebbe rappresentare un punto di svolta, un momento in cui il piacere del gusto e la consapevolezza etica si incontrano. L'appello è rivolto tanto alle istituzioni europee, affinché modifichino le normative sulla commercializzazione dei crostacei, quanto ai cittadini, perché riscoprino il significato di una festa religiosa legata al sacrificio e alla compassione.