La memoria del web è spietata, soprattutto quando si tratta di promesse di politici. Giusi Bartolozzi, ex capo di gabinetto del ministero della Giustizia, ne sta facendo esperienza in prima persona. Durante una trasmissione televisiva su Telecolor il 7 marzo scorso, la politica siciliana aveva dichiarato con tono perentorio che qualora il referendum sulla riforma della giustizia fosse stato vinto dal fronte del no, avrebbe abbandonato l'Italia. Quella stessa affermazione, insieme a un'altra dichiarazione controversa sui magistrati definiti come un «plotone di esecuzione», le era costata le dimissioni dalla carica presso il ministero di via Arenula e aveva scatenato una tempesta di polemiche.
Ora che il referendum ha effettivamente sancito la vittoria del no, il profilo Facebook di Bartolozzi (un secondo account aperto il 14 marzo dopo che il primo sarebbe stato violato secondo quanto da lei stesso dichiarato) si è trasformato in una vera e propria piazza digitale dove centinaia di utenti le ricordano puntualmente l'impegno assunto. I commenti che si susseguono sono quasi tutti dello stesso tenore: ironia, sarcasmo e richieste insistenti di sapere quando intenda mantenere la parola data.
Gli interventi variano dal semplice «Adesso vai via?» a proposte più articolate e provocatorie. C'è chi le chiede se abbia già preparato le valigie, chi ironizza sul fatto che «i politici non mantengono mai le promesse», chi addirittura si offre di accompagnarla in aeroporto o di aiutarla con i bagagli. Un utente le propone un volo Ryanair last minute per risparmiare, un altro suggerisce l'Ungheria come destinazione ideale in questa stagione. Numerosi commenti recuperano il fotogramma della trasmissione televisiva in cui ha fatto la dichiarazione, mentre altri usano il celebre canto partigiano «Bella ciao» come accompagnamento ironico alla sua presunta partenza.
Le domande si moltiplicano: «Hai fatto il biglietto?», «Sei ancora in Italia?», «Quando parti?». Alcuni utenti affrontano la questione con una certa formalità, come chi scrive di restare «in cordiale attesa» che mantenga l'impegno assunto il 7 marzo. La valanga di commenti è talmente corposa che risulta impossibile anche solo enumerarli: continuano a proliferare sul social network senza sosta, trasformando il profilo della Bartolozzi in uno specchio della memoria collettiva digitale che non perdona le parole pronunciate in pubblico.
La vicenda rappresenta un caso emblematico di come il web funzioni ormai come cassa di risonanza permanente delle dichiarazioni pubbliche, amplificandole e conservandole indefinitamente. Per una politica, mantenersi coerenti tra ciò che si dice e ciò che si fa è diventato cruciale in un'epoca dove screenshot, video e citazioni rimangono accessibili a chiunque e in qualsiasi momento.