La NASA ha finalmente tolto i veli dal suo ambizioso programma per la creazione di una base lunare abitata. Durante l'evento Ignition trasmesso in streaming, l'ente spaziale statunitense ha illustrato una strategia articolata in tre fasi consecutive che porterà, per la prima volta dopo mezzo secolo, a una presenza umana stabile sul nostro satellite naturale. Il progetto prenderà il via nel 2029 e si concluderà entro il 2036, segnando un capitolo cruciale nell'esplorazione spaziale contemporanea.

La tabella di marcia fa parte della rivisitazione del programma Artemis, pensato per riportare gli astronauti sulla Luna e stabilirvi un insediamento duraturo. Il percorso inizierà con la missione Artemis II, prevista per il prossimo aprile, che porterà gli equipaggi in orbita lunare senza allunaggio. Successivamente, Artemis III (metà 2027) testerà il collegamento tra la navicella Orion e i moduli di atterraggio forniti da SpaceX o Blue Origin. I primi passi sulla superficie lunare avverranno con Artemis IV (inizio 2028), seguita da Artemis V entro fine anno. A partire da Artemis VI, i razzi SLS monteranno lo stadio superiore prodotto da ULA Vulcan, consentendo allunaggi più frequenti con cadenza semestrale.

La costruzione della struttura al polo sud seguirà tre tappe ben definite, ciascuna con un budget di circa 10 miliardi di dollari. Nella prima fase (fino al 2028), saranno condotte fino a 25 missioni e 21 allunaggi che trasporteranno astronauti, rover e droni, oltre a sistemi essenziali per la generazione di energia, le comunicazioni, la navigazione e le attività scientifiche. La seconda fase (2029-2032) prevede circa 27 missioni e 24 allunaggi che consegneranno sessanta tonnellate di materiali indispensabili per l'avvio della costruzione vera e propria della struttura. Nella terza e conclusiva fase (2033-2036), altre 28 missioni stabiliranno una presenza permanente con quattro astronauti in servizio per quattro settimane consecutive.

Parallelo a questo sforzo lunare, la NASA sta gestendo la transizione della Stazione Spaziale Internazionale. Il complesso orbitale dovrebbe essere disattivato nel 2030, ma per garantire una continuità nelle operazioni spaziali e una graduale migrazione verso le strutture commerciali, l'agenzia lancerà un modulo proprio che si collegherà alla ISS. Due ulteriori moduli gestiti dal settore privato completeranno questo nuovo ecosistema orbitale, mantenendo una presenza umana nello spazio anche dopo il pensionamento della storica stazione internazionale.