Quasi tre mesi dopo lo sgombero, l'ex Askatasuna di corso Regina 47 continua a rappresentare un'anomalia costosa nel bilancio pubblico della città. Secondo i dati forniti dal segretario generale provinciale del SIAP (Sindacato Italiano Appartenenti Polizia) Pietro Di Lorenzo, il presidio fisso presso la struttura ha generato spese considerevoli e un impiego massiccio di risorse umane. Da dicembre scorso a oggi sono state impiegate 11.640 giornate di lavoro, con una media di 120 agenti sottratti quotidianamente dal controllo territoriale. La sola componente relativa alla presenza del personale in loco si attesta sui 2,4 milioni di euro, cifra destinata a crescere una volta considerati i costi accessori come carburante, vettovagliamento e straordinari, che potrebbero portare il totale oltre i 2,8 milioni.

La situazione ha spinto il sindacato a lanciare un allarme sulla sostenibilità dell'operazione. Di Lorenzo ha denunciato quello che definisce un "fallimento gestionale amministrativo" che ricade interamente sulla categoria e sulle spalle dei contribuenti. L'immobile, secondo questa lettura, rappresenta un buco nero di risorse pubbliche che non produce alcun incremento di sicurezza, ma anzi ne sottrae dalle vie e dai quartieri della città dove la presenza delle forze dell'ordine risulta ridotta.

La questione affonda le radici nella complessità burocratica: mentre l'amministrazione lavora ai tempi della procedura di riqualificazione e del relativo bando pubblico, la struttura rimane vuota e presidiata come fosse un bunker. Di Lorenzo ha sottolineato l'assurdità di questa paralisi: mantenere in piedi una costruzione inutilizzata, che rappresenta un simbolo di illegalità passata, per un periodo indefinito contraddice la logica della gestione efficiente.

Per questo motivo il sindacato ha avanzato una proposta alternativa, radicale ma secondo la sua prospettiva necessaria. Rivendica l'intervento del Demanio per la confisca immediata dell'immobile "per motivi di ordine pubblico", seguita dalla demolizione controllata della struttura. In questa ipotesi, lo spazio tornerebbe a disposizione della comunità, magari trasformato in area verde o polmone pubblico, piuttosto che permanere come monumento a una situazione irrisolvibile attraverso i canali ordinari.

La richiesta del SIAP riflette la frustrazione di chi, in uniforme, vive quotidianamente le conseguenze di questo stallo amministrativo. Ogni giorno che passa, sottolinea il sindacato, rappresenta un'occasione mancata di ridislocazione di risorse dove servirebbero realmente. La palla resta nelle mani dell'amministrazione comunale, chiamata a dimostrare se effettivamente intende avviare rapidamente i lavori di rigenerazione oppure se preferisce continuare a tollerare uno schema che conviene a pochi ma costa molto a molti.