La consultazione referendaria di domenica e lunedì ha confermato il carattere plebiscitario che caratterizza ormai questi appuntamenti elettorali, trasformandosi ancora una volta in una manifestazione di voto contro l'esecutivo piuttosto che in una valutazione meritocratica della riforma della giustizia approvata dal Parlamento. Eppure, mentre i leader dell'opposizione celebravano sui social il risultato del No, accadde qualcosa di inaspettato: Giorgia Meloni ha registrato una crescita record sulla piattaforma Instagram, con ben 22mila nuovi iscritti solamente nella giornata di lunedì.
Questo fenomeno assume rilevanza ancora maggiore quando messo a confronto con i numeri dei principali antagonisti della premier nel dibattito referendario. Giuseppe Conte, leader del Movimento Cinque Stelle, ha visto crescere il proprio seguito di appena 8.520 profili, mentre Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, ha ottenuto soltanto 2.100 nuovi follower nello stesso arco temporale. La distanza tra questi dati non è meramente numerica, ma rivela una precisa dinamica reputazionale che merita approfondimento.
Gli esperti di comunicazione politica individuano due spiegazioni complementari per questo fenomeno. La prima rimanda a quello che gli analisti americani definiscono "effetto rally intorno alla bandiera": un comportamento per cui gli elettori tendono a stringersi intorno al proprio leader proprio nei momenti di difficoltà percepita. In questa lettura, gli utenti che hanno scelto di seguire Meloni lunedì avrebbero manifestato una forma di supporto solidale verso la premier in una circostanza che hanno giudicato critica per il suo governo.
La seconda interpretazione, altrettanto rilevante, suggerisce che l'incremento possa riflettere un giudizio del pubblico digitale diverso da quello espresso alle urne. Gli utenti social, in altre parole, potrebbero aver deciso di seguire la presidente del Consiglio prescindendo dall'esito referendario, valutando autonomamente la sua capacità comunicativa o il suo profilo politico. Questo duplice fenomeno illumina una verità profonda della politica contemporanea: la polarizzazione dei referendum non coincide necessariamente con le dinamiche più complesse e sfumate che animano i social network, dove il consenso può costruirsi secondo logiche parallele e talvolta contraddittorie rispetto ai voti espressi nelle cabine elettorali.